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Salonicco, incontro tra Occidente e Oriente, tra Balcani e Mediterraneo

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SALONICCO – L’Occidente incontra l’Oriente. I Balcani si immergono nel Mediterraneo. E in quel punto, terra di passaggio di popoli e ponte tra ovest ed est, tra nord e sud, una città si fa sintesi di tutto, è testimonianza di un passato glorioso e vivacità di un centro sempre in trasformazione. Troppo spesso sottovalutata, la seconda città di Grecia, Salonicco, può rivelarsi una scoperta, un luogo insieme piacevole e complesso, enigmatico e sorprendente. Capoluogo della regione ellenica della Macedonia, Salonicco è transito, collegamento tra antichità e modernità, tra comunità che nei secoli hanno trovato, in questa terra affacciata sul mare, una casa.

Le tracce dei popoli che da qui sono passati e che qui hanno scelto di sostare sono tutte lì, da vedere. Ci muoviamo nel traffico di una caotica città mediterranea, guardiamo attraverso il finestrino dell’auto e, come sfogliando un album fotografico, vediamo scorrere la storia di questa città. C’è la statua di Alessandro Magno, il grande macedone che in sella al suo Bucefalo galoppa verso il mare. Ci sono le rovine romane, con i resti del Palazzo di Galerio, l’Arco trecentesco, l’Agorà e la celebre Rotonda, costruzione che sarebbe dovuta divenire mausoleo dello stesso imperatore. E poi le chiese in stile bizantino, che insieme alle mura del Kastrà – che circondano la Città Alta – sono immagine dell’Impero romano d’Oriente, di cui Salonicco diviene presto seconda città. E ancora quello che resta di edifici un tempo adibiti a bagni turchi, l’alto minareto proprio accanto alla Rotonda, la casa museo di Ataturk e i vicoli tortuosi che salgono verso il quartiere di Áno Póli, segni indelebili del periodo di dominazione ottomana.

E proprio la Città Alta ci porta con la mente alla Turchia: colorate case a graticcio con i piani alti aggettanti, l’una vicinissima all’altra, tratteggiano il volto di un villaggio ottomano e aprono, qui, scorci mozzafiato sul golfo sottostante, sul mare.

Una città, Salonicco, che pur nel passaggio di popoli ha conservato parte di ciò che c’era già, ha mantenuto gli edifici di culti passati, ne ha cambiato funzione, ha trasformato una basilica in moschea, un bagno turco in chiesa, un mausoleo romano in luogo di culto cristiano. Resta l’edificio, cambiano i simboli: mosaici, altari, icone, miḥrāb si susseguono e, a volte, lasciano tracce di sé su un muro scrostato o su una parete dalla nicchia che guarda alla Mecca, basta saper guardare.

Ma saper guardare non basta, purtroppo, per rintracciare i segni di una comunità che a Salonicco è stata importante, numerosissima e fiorente, e che oggi è quasi completamente scomparsa: quella ebraica. Scappati dalla Spagna del XV secolo e accolti in quella che sino alla seconda guerra mondiale è stata la maggiore comunità ebraico-sefardita d’Europa, degli ebrei di Salonicco e del loro mondo rimane, oggi, troppo poco, solo il Museo Ebraico cittadino, che ne ricostruisce minuziosamente le vicende.

Ma la storia, ve l’abbiamo detto, a Salonicco si incontra con la vivacità di una terra che è Grecia, che è mare cristallino e profumo e sapore di Mediterraneo e che qui, più che in altre zone del Paese, si fa paradiso dei dolci, con quel susseguirsi di vetrine dalle mille squisitezze, un po’ turche e un po’ mitteleuropee, dai prezzi talmente bassi da far saltare qualsiasi buon proposito. Una città, ancora, che è caos, vita notturna in locali originali e colorati, fatti di pezzi di design, di oggetti di recupero, di ingegnosità, di giovialità; che è movida su un lungomare d’estate congestionato dal traffico, ma anche semplice e piacevole passeggiata a pochi metri dall’acqua, dalla Torre Bianca e dal monumento ad Alessandro.

Una città che è greca e mediorientale insieme. Romana e bizantina. Cristiana e ottomana. Balcanica e mediterranea.

Valentina Sala

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala

È la “flâneuse” che non smette mai di flaneggiare (?): in continuo vagabondaggio tra luoghi (certo) e soprattutto nuovi progetti da realizzare, dirige il giornale in modo non proprio autoritario (!). Ideatrice e cofondatrice de Il Flâneur, non si accontenta di un solo lavoro. Giornalista, ufficio stampa culturale, insegnante di Comunicazione, indossa l’uno o l’altro cappello a seconda delle situazioni. Laureata in Editoria con il massimo dei voti, ama approfondire il rapporto tra città e letterati (sua, infatti, la tesi sulla Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth), i romanzi che raccontano un’epoca, i film di François Truffaut, le grandi città e, naturalmente, il viaggio flaneggiante, specie se a zonzo per le strade d’Europa. Per contattarla: valentina.sala@ilflaneur.com