120 anni di Canottieri Lecco: oggi il ricordo di Francesca Fiori

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LECCO - «Un’associazione sportiva che è anche lido, che è anche porto, che è anche club, che è anche location istituzionale, che è anche come se fosse il giardino a lago di casa mia, scusate, di casa nostra!». È così che Francesca Fiori, socia dal 2003, parla della Canottieri Lecco. Un luogo «unico nel suo genere», di cui l’autrice di questo ricordo è stata inizialmente segretaria, poi socia e, infine, consigliera. Un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata ai 120 anni del sodalizio lecchese.

Da segretaria, a socia, a consigliera…

di Francesca Fiori, socia dal 2003

Ricordo la prima volta che sono entrata in Canottieri, era il 1996 e in segreteria si cercava la “segretaria vicaria” per l’estate. Io ero ancora all’università, avevo solo 24 anni e nessun programma per l’estate, quindi mi dissi “perché no”?

Era l’estate dopo il Centenario, 19 anni fa, ma soprattutto l’estate dell’Oro di Antonio Rossi alle Olimpiadi di Atlanta, nel K1 e nel K2 con Daniele Scarpa; ricordo i festeggiamenti organizzati al suo ritorno, la fibrillazione di tutti quando Antonio entrò in Canottieri e la curiosità di vedere le medaglie. Ricordo il presidente, Marco Cariboni, commosso per questa vittoria, che, come tutti, sentiva un po’ anche sua, e gli allenatori, Luisa e Giovanni, che non stavano più nella pelle. Ricordo i signori Castagna che gestivano il bar e che, con i loro famosi buffet, organizzarono il rinfresco per la vittoria di Antonio. Ricordo una telefonata, ricevuta in segreteria, con cui i Vigili del Fuoco, in una giornata di forte vento, ci chiesero in prestito un gommone per andare a recuperare un velista in difficoltà; “i vigili del fuoco che chiedono un gommone a noi??? oh cavolo, e adesso cosa faccio??”… cominciai allora a imparare ad arrangiarmi! Ricordo Pietro, quello che ora è mio marito, che passava, salutava e poi mi tornava a prendere quando finivo il “turno”. Ricordo Maria Teresa, che mi spiegava quello che dovevo fare e che si preoccupava che non combinassi guai mentre lei non c’era. Ricordo il Gino e sua moglie, e Antonio, che curava la piscina, e il “battellino” di alcuni soci, su cui qualche volta siamo stati invitati, che solcava il lago, con le tendine a righe bianche e blu.

canottieri fotoPoi l’estate finì, io ricominciai a frequentare le lezioni e a studiare, presi la laurea, mi trasferii a Milano e non tornai in Canottieri per qualche anno, fino a quando Pietro, affezionatissimo alla Canottieri, mi regalò la mia prima iscrizione; era l’anno 2003. In questa seconda “stagione”, da socia, la Canottieri divenne il nostro punto di riferimento dei weekend; un bagno in piscina, un aperitivo con gli amici, una festa in spiaggia, una cena sul lago, e poi, con la nostra prima barca a vela, le uscite e i weekend in giro per il lago. Ricordo un ingresso in darsena particolarmente aggressivo: è un pomeriggio di fine luglio e ci troviamo circa davanti all’Orsa Maggiore quando vediamo arrivare un’orda di motoscafi e gommoni che di gran carriera facevano ritorno verso il fiume, Pescate o giù di lì. Ci giriamo e vediamo un gran nero che arriva, le prime ochette che si formano, il vento che rinforza da nord; via, di corsa, accendiamo il motore (4 cavalli fuori bordo!) e cerchiamo di raggiungere la darsena. Ci arriviamo, sani e salvi, con il motore che romba perché ogni tre per due saltava fuori dall’acqua a causa delle onde e appena passata la punta …. stop, il vento cessa istantaneamente, al contrario del motore, che continua a spingerci con forza all’interno di una darsena su cui si affaccia un discreto numero di soci, che osservano il lago in tempesta (e i malcapitati che rientrano). “oh mamma, adesso chissà che figuraccia, tutti qui a guardare, non andremo mica addosso al terrazzone, eh?”… ma in questo momento un acquazzone fortissimo provoca un fuggi fuggi generale, che fa sì che nessun possa osservare il giro a 360° in darsena prima di riuscire a infilarci al nostro posto!

Nel 2012 entrai in consiglio e cominciai ad occuparmi della sezione vela (e di tante altre cose) e cominciò così la mia “terza stagione” in Canottieri, da consigliera. Di quest’ultimo periodo ricordo soprattutto le soddisfazioni (e il lavoro necessario per ottenerle); il primo corso Optimist organizzato nel 2012, il nuovo sito della Canottieri finalmente on line, la prima Interlaghina, la bacheca elettronica, il primo corso adulti sul ReDavide, i ragazzi autistici per la prima volta in barca, il primo notiziario, la prima vittoria del ReDavide con equipaggio Canottieri, il Carnevalone, il Canottieri Day in piazza, le serate musicali, gli eventi per i 120 anni, gli sponsor, le partnership.

In questi 19 anni la Canottieri non è cambiata molto; alcune persone non ci sono più, altre sono rimaste, altre ancora sono arrivate, ma sicuramente rimane unica nel suo genere, un’associazione sportiva, che è anche lido, che è anche porto, che è anche club, che è anche location istituzionale, che è anche come se fosse il giardino a lago di casa mia, scusate, di casa nostra!

Francesca Fiori

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