PRIMALUNA – Un percorso espositivo immersivo che unisce arte contemporanea, paesaggio e riflessione ecologica. Si tratta di RIMUOVERE, progetto realizzato dal Collettivo TRA.ME nelle gallerie abbandonate delle miniere di Cortabbio a Primaluna, visitabile fino al 19 ottobre 2025.
L’idea da cui ha preso le mosse il progetto è stata quella di collocare le opere d’arte dentro la montagna per 144 giorni, tanti quanti gli anni di attività estrattiva della miniera. Un gesto simbolico che ribalta il paradigma classico dell’arte come oggetto da esporre: qui l’opera entra in dialogo con lo spazio, si modifica, si lascia attraversare, fino a diventare il risultato di un processo condiviso con la natura stessa.
Non solo una mostra, quindi, ma una forma di ecologia culturale. Un modo per rimettere al centro il rapporto tra uomo e ambiente, non più fondato sull’estrazione e sul consumo, ma sull’ascolto e sulla reciprocità. Le miniere, oggi spente, tornano così a essere luogo di trasformazione, ma non più della materia: delle idee.
«RIMUOVERE – spiegano gli artisti del Collettivo TRA.ME, che da anni lavorano sulla contaminazione tra linguaggi e sulla costruzione di narrazioni condivise – è un titolo che parla di estrazione, ma anche di liberazione. Di ciò che viene portato fuori, non per essere consumato, ma per essere compreso. È un invito a rallentare, a osservare, a rimettere in discussione il nostro modo di abitare il mondo. E a farlo, questa volta, attraverso l’arte».
Nella prima fase del progetto, le opere saranno visibili all’interno della miniera, dove il buio, il silenzio e l’umidità offrono un contesto percettivo radicalmente diverso. È in questo spazio fuori dal tempo che il collettivo ha scelto di abbandonare ogni certezza formale, lasciando che sia la montagna stessa a partecipare al processo creativo. Le opere, infatti, non sono pensate come oggetti finiti, ma come corpi in ascolto, aperti a mutazioni. Solo dopo questi 144 giorni nel ventre della terra, verranno trasferite e presentate in un contesto più accessibile al pubblico: la Fondazione Scola di Lecco, dove sarà possibile leggerne il senso pieno e condividere i risultati di questo lungo dialogo con l’ambiente.
Gli artisti
Il collettivo è composto da cinque artisti con percorsi molto diversi, ma legati da una visione comune. C’è Jacopo Ghislanzoni, pittore e incisore, che attraverso sogni e simboli esplora il confine tra visibile e invisibile. Elisa Frigerio, specializzata in stampa botanica, trasforma pigmenti naturali in segni dell’anima. Sergio Kafke, fotografo e stampatore, documenta le tracce dell’uomo sull’ambiente sospendendo il confine tra realtà e costruzione. Marta Dell’Oro, pittrice e illustratrice, racconta la complessità dell’essere umano attraverso il corpo e la materia. E infine Giada Castelnuovo, fotografa e orafa, che nei dettagli nascosti e nei fenomeni quotidiani individua nuove chiavi di lettura della realtà.
INFORMAZIONI – Le visite non sono a libero accesso, ma vanno prenotate attraverso il sito delle miniere (accessibile anche dal QR code presente sulla locandina del progetto). All’interno, la temperatura resta costante attorno ai 7 gradi, per cui è consigliato indossare giacca e scarponcini. In alcune date, inoltre, sarà possibile partecipare alle visite con gli artisti, occasioni preziose per conoscere dal vivo i protagonisti del progetto e confrontarsi con le loro visioni, direttamente nel cuore della montagna. Gli appuntamenti sono previsti per le seguenti domeniche, sempre alle ore 11: 13 e 27 luglio, 17 e 31 agosto, 15 e 28 settembre e per il finissage finale il 18 ottobre.