“La voce della natura”: terzo posto per il lecchese Aromatisi. L’intervista

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LECCO - Si è classificato al terzo posto nel concorso nazionale La voce della natura: armonia, benessere e spiritualità, sezione narrativa e saggistica, e domenica 19 aprile è stato premiato a Roma. Stiamo parlando di E adesso ti abbraccio, saggio scritto dal lecchese Andrea Aromatisi e pubblicato nel 2013 da Book Sprint Edizioni. Un volume, questo, all’interno del quale Aromatisi, da più di dieci anni educatore, affronta il tema del rapporto tra l’uomo e il Pianeta, senza fornire soluzioni prestabilite, ma cercando di stimolare il lettore con domande che riguardano la vita e il rapporto con la natura. Un percorso, quindi, per comprendere il senso delle nostre azioni, scoprire i significati che la realtà può rivelare. Ce ne ha parlato lo stesso autore, che abbiamo incontrato alla vigilia della partenza per Roma…

copertina_aromatisi“E adesso ti abbraccio” è un libro che esplora il rapporto tra uomo e natura. Da che cosa deriva la scelta di affrontare un simile argomento?

È una tematica che mi ha sempre interessato, sin dai tempi dell’Università, dove mi sono laureato in Scienze dell’Educazione. La biofilia e la capacità dell’uomo di vivere in armonia con i cicli naturali e l’ambiente che lo circonda sono per me da sempre elementi molto affascinanti. Devo dire, però, che ciò che mi ha davvero spronato a scrivere il libro è stata un’esperienza successiva: un anno trascorso in Australia.  È lì che, per motivi lavorativi, mi sono trovato a stretto contatto con alcune comunità aborigene che mi hanno messo davanti agli occhi tutto quello che fino ad allora avevo solo studiato o teorizzato nelle mie bozze, ossia il rapporto con la natura e il vivere in comunità.

Perché la scelta di un titolo così particolare?

L’abbraccio a cui mi riferisco è inteso nel senso di una riconciliazione con i cicli del Pianeta. La cura per la nostra terra è quindi un atto di amore, ben rappresentato dall’abbraccio.

aus 1Tornando ai viaggi e agli incontri che ti hanno formato e permesso di giungere alla stesura definitiva dell’opera, l’Australia e gli aborigeni sembrano rivestire un ruolo fondamentale…

Sì, senza dubbio. Nell’Australia ho trovato un luogo del mondo in grado di stupirmi come nessun altro prima: la natura incontaminata, la vastità degli spazi, chilometri e chilometri senza incontrare anima viva. Una solitudine, questa, che ti stimola alla riflessione… E poi l’incontro con gli aborigeni nel nord-ovest del Paese. Sono tribù che da 50 mila anni hanno le stesse tradizioni e cercano di portare avanti il medesimo stile di vita legato ai cicli naturali, nonostante il traumatico rapporto derivato dall’incontro con la modernità occidentale. È proprio dagli aborigeni che ho capito come l’uomo possa vivere a stretto contatto con la terra. Devo dire che ho avuto una sensazione stranissima: insieme a loro mi sono sentito a casa, pur vivendo situazioni che non avevo mai sperimentato prima, in villaggi sperduti a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia.

aus2Una popolazione non integrata con il resto degli australiani, quindi, che però conserva un atavico rapporto con il mondo che la circonda. Hai degli aneddoti a riguardo?

Un giorno, ad esempio, mi trovavo in un piccolo villaggio quando di colpo ho sentito un bambino aborigeno chiamarmi. Mi sono avvicinato e subito ha chiamato qualcuno: altri cinque bambini sono usciti di corsa da un fosso, completamente sommersi di povere e di terra. Era proprio questo legame con la terra, nel vero senso della parola, ciò che ricercavo e solo alcune popolazioni nel mondo lo riescono a conservare.

Simili esperienze in altri luoghi?

Sono appena tornato da un’esperienza lavorativa in Perù, un paese complesso. Da una parte le meraviglie della natura, dall’altra le difficoltà della maggioranza della popolazione che vive in condizioni di assoluta povertà. Uno dei problemi più grandi di questo Paese è l’inquinamento dovuto all’estrazione dei minerali, oltre alle problematiche derivanti dalle monocolture imposte dalle multinazionali, che impoveriscono il terreno e lo rendono poco fertile. Devo dire, però, che anche in Perù ho avuto la dimostrazione che le popolazioni native sono molto più sensibili di noi alla preservazione delle biodiversità. È in un villaggio di indios, ad esempio, che ho visto creare un vivaio di orchidee, non per venderle, ma per preservarle e proteggerle dalla voracità dell’agricoltura moderna.

peru 1Quali insegnamenti hai tratto da questi viaggi?

Esattamente come nel libro, non pretendo di dare delle regole o delle soluzioni. Credo, però, che noi tutti dovremmo renderci conto di cosa sia essenziale nella nostra vita e di che cosa sia superfluo. Con questo non voglio dire che bisogna tornare al medioevo, ma ritengo sia necessario dare più valore alle cose che ci fanno vivere meglio, magari avendo il coraggio di abbandonare ciò che non serve. Nei luoghi che ho visitato mi piaceva vivere seguendo i cicli naturali, cioè andando a dormire con il buio e svegliarmi con la luce.

Come hai vissuto il ritorno a Lecco dopo le tue esperienze?

La prima sensazione che ho provato nel rivedere i luoghi a cui sono legato, come la mia città, è stata di stallo e staticità. Lecco mi dà la sensazione di avere poca voglia di cambiare, di essere al sicuro protetta dalle sue meravigliose montagne e con uno lago che facendola specchiare e riconoscere ogni giorno le dona certezze e tranquillità. Niente a che vedere con gli orizzonti sterminati che ho incontrato in Australia.

Dopo questo premio, in conclusione, hai intenzione di continuare a scrivere? Che progetti hai per il futuro?

Il premio mi dà sicuramente uno slancio in più per continuare questa mia esperienza, anche se non ho ancora definito l’argomento. Per quanto riguarda i progetti, a giugno ripartirò per l’Australia: mia moglie ha vinto una borsa di studio a Perth e io la seguirò…

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