“L’inquietudine della realtà” si mostra a Lecco:
a Palazzo delle Paure il dialogo tra Lorenzo Lotto e Giovanni Frangi

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LECCO – Il colore, terreno comune per artisti distanti, punto di partenza per un dialogo tra passato e presente, tra Rinascimento e Contemporaneo. E poi, ingredienti di un esperimento condotto passo per passo, l’attenzione ai dettagli, la mancanza di certezze, la ricerca. L’inquietudine della realtà si mostra a Palazzo delle Paure: un evento speciale, che mette in relazione il capolavoro di Lorenzo Lotto Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria con un ciclo di opere realizzate per l’occasione dall’artista contemporaneo Giovanni Frangi.

In attesa dell’apertura al pubblico (posticipata a causa della pandemia da Covid-19), vi raccontiamo un po’ dell’esposizione Lotto. L’inquietudine della realtà. Lo sguardo di Giovanni Frangi: un progetto curato da Giovanni Valagussa, promosso dalla Comunità Pastorale e dall’Associazione Culturale Madonna del Rosario insieme a Comune di Lecco e Fondazione Comunitaria del Lecchese e che vuole essere un’occasione, in tempi così incerti, per ribadire l’importanza lungimirante della cultura, dell’arte come chiave di lettura del presente, insegnamento e investimento sul futuro.

E protagonista centrale, figura intorno alla quale il percorso si sviluppa, è sicuramente Lorenzo Lotto: un artista certamente rinascimentale, ma in un certo senso fuori dal coro; pittore capace di convogliare in quest’opera esposta dubbi, incertezze, intima sensibilità. Un dipinto enigmatico, questo esposto a Palazzo delle Paure, e che alla Natività affianca il presagio, con la presenza di una piccola bara proprio ai piedi del Bambino e dello scoiattolo, animale ritenuto in grado di prevedere il futuro e qui con lo sguardo rivolto proprio al piccolo Gesù. E poi ancora, ai lati della Madonna e del Bambino, san Giovanni Battista, simbolo di ciò che è venuto prima, e santa Caterina, allegoria della Chiesa e di ciò che verrà poi: un incontro tra passato, presente e futuro, una tela in cui tutto si mescola, cela inquietudine, costruisce uno scambio di gesti e sguardi che diviene sottile rapporto emotivo. Un quadro carico di tensione, seducente e insieme drammatico, fatto di colore e ombre.

«Lorenzo Lotto – ci spiega Valagussa, curatore dell’esposizione – è un pittore del Rinascimento, ma anche un pittore che del Rinascimento vive una linea più problematica, sofferta. Se nella grande pittura romana si cerca, ad esempio, l’armonia, la soluzione dei problemi, di raccontare la grandiosità della corte papale, Lotto fatica a trovare una collocazione precisa. Nei suoi dipinti c’è una grande attenzione alla verità, alla problematicità del vero. Ciò che ci circonda è difficile, nasconde preoccupazioni e vicende complesse, viene affrontato da Lotto con sensibilità e intimismo, rendendo le sue opere riflessive. Nel caso di questo dipinto, il tema è quello di evidenziare come la Natività preluda alla morte dello stesso Bambino, il tutto in una rappresentazione molto precisa, accurata, ricca di dettagli, basta osservare il vestito moderno di Maria, di cui ci sembra di sentire la consistenza. Un’analisi accuratissima e insieme un’idea di realtà inquieta, che non si controlla, sfugge».

Ma la mostra lecchese vuole anche essere, come anticipato, un dialogo tra arte del passato e contemporanea, uno scambio tra sguardi e linguaggi diversi intorno a un unico tema di fondo: l’inquietudine della realtà, appunto. E così, su idea dello stesso curatore, il progetto vede il coinvolgimento di Giovanni Frangi, pittore che partendo dalle suggestioni di Lotto ha dato forma a un ciclo di sette dipinti di dimensioni diverse. Esercizi di Lettura, come sono stati chiamati, in cui trait d’union con Madonna con Bambino si fa il colore, qui unito al senso di incertezza evocato dalle composizioni e all’ingrandimento di alcuni dettagli dell’opera di partenza, primo tra tutti proprio lo scoiattolo. «Il colore – ci racconta lo stesso artista milanese – è il suggerimento affinché il mio lavoro non fosse schiacciato da un gigante. Il senso di tutto è mettere in luce come l’arte del passato abbia al suo interno qualcosa che ci appartiene, che ci parla. E il mio esperimento va in questo senso: ho cercato una strada, in una posizione quasi da studente ho imparo qualcosa dal passato, da Lotto. Non sapevo dove sarei arrivato, sono stato invitato a entrare in un territorio che non mi apparteneva e questo – conclude – mi ha fatto scoprire cose che non immaginavo di me».

INFORMAZIONI – Suddiviso in tre stanze, l’allestimento della mostra è curato dallo Studio Melesi di Architettura e accoglie la proiezione del docufilm sul tema girato dal regista di film d’arte Francesco Invernizzi. Come per la passata edizione, il progetto coinvolge anche gli studenti delle scuole secondarie superiori del territorio, che appena possibile faranno da guida ai visitatori. Per maggiori informazioni sull’apertura al pubblico, sul costo del biglietto e sugli orari www.capolavoroperlecco.it.

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala

È la “flâneuse” che non smette mai di flaneggiare (?): in continuo vagabondaggio tra luoghi (certo) e soprattutto nuovi progetti da realizzare, dirige il giornale in modo non proprio autoritario (!). Ideatrice e cofondatrice de Il Flâneur, non si accontenta di un solo lavoro. Giornalista, ufficio stampa culturale, insegnante di Comunicazione, indossa l’uno o l’altro cappello a seconda delle situazioni. Laureata in Editoria con il massimo dei voti, ama approfondire il rapporto tra città e letterati (sua, infatti, la tesi sulla Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth), i romanzi che raccontano un’epoca, i film di François Truffaut, le grandi città e, naturalmente, il viaggio flaneggiante, specie se a zonzo per le strade d’Europa. Per contattarla: valentina.sala@ilflaneur.com