“Dai tuoi occhi solamente” di Diotallevi, “Hamburg” di Lupo e “Il gioco di Santa Oca” di Pariani i finalisti del Premio Manzoni 2019

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LECCO – Si fa un tuffo nella New York degli anni Cinquanta per fare la conoscenza di una donna schiva, attenta osservatrice, tata e insieme grande fotografa del secolo scorso, tardivamente scoperta e oggi considerata tra le maggiori esponenti della street photography: Vivian Maier. E poi l’incontro con i fantasmi di Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Adolf Hitler e con un bambino nascosto in un bunker sotterraneo di una Amburgo, quella del ’43, devastata dalle bombe, qui racconto nel racconto. Infine, guidati dalle parole di una cantastorie ci si avventura nelle brughiera lombarda di quasi quattro secoli fa, quando un piccolo gruppo di uomini, stanchi di subire le angherie dei nobili e dei soldati, sceglie di seguire un capopopolo  saggio e carismatico, abile retore.

Dai tuoi occhi solamente (Neri Pozza) di Francesca Diotallevi, Hamburg: la sabbia del tempo scomparso (Il Saggiatore) di Marco Lupo e Il gioco di Santa Oca (La Nave di Teseo) di Laura Pariani sono i tre romanzi finalisti della quindicesima edizione del Premio Internazionale Alessandro Manzoni Città di Lecco, l’iniziativa promossa ogni anno dall’Associazione Nazionale 50&Più (in collaborazione con Assocultura Confcommercio Lecco, Centro Nazionale di Studi Manzoniani di Milano e Comune di Lecco e con il sostegno di Acel Energie) e che assegna il Premio Romanzo Storico a un’opera di narrativa capace di raccogliere l’insegnamento di Manzoni.

Tre romanzi – Il gioco di Santa Oca finalista al Campiello 2019, mentre ad Hamburg va il Campiello Opera Prima – come sempre scelti dalla giuria tecnica tra più di cinquanta titoli e che ora saranno letti della giuria popolare composta da cento lettori, che sabato 12 ottobre – alla Casa dell’Economia di Lecco – decreteranno, dinanzi ai tre autori, il vincitore dell’edizione 2019 del Premio.

Novità di quest’anno, poi, il riconoscimento speciale assegnato dalla giuria tecnica alla graphic novel La vita che desideri, opera di Francesco Memo e Barbara Borlini (Tunuè Editore): volume che narra un arco di tempo di circa trent’anni della storia italiana, dalla Prima Guerra Mondiale all’indomani dell’8 settembre 1943.

I TRE FINALISTI:

DAI TUOI OCCHI SOLAMENTE – Romanzo biografico che narra la vita di una delle grandi artisti invisibili del XX secolo, Dai tuoi occhi solamente racconta di Vivian Maier, donna apparentemente comune, silenziosa osservatrice di un mondo che fissa sulla pellicola ma da cui pare non voler essere toccata. Bambinaia nella New York degli anni Cinquanta, Vivian sa guardare oltre l’apparenza delle cose, al di là delle recite che ognuno interpreta: sa vedere la città, la quotidianità, i piccoli drammi delle persone e, con la sua Rolleiflex stretta al ventre, ruba momenti, luoghi, storie che le persone non sanno di vivere. Non le serve molto: un lavoro semplice, una stanza in cui vivere, vite che si incrociano per strada e la sua macchina fotografica per raccontarle. Una raccolta di gesti quotidiani e spontanei, di sguardi, di istanti, rimanendo, nello stesso tempo, «invisibile, sola – si legge nella quarta di copertina del libro – nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l’orlo della calza di un bambino».

HAMBURG: LA SABBIA DEL TEMPO SCOMPARSO – Un gruppo di sconosciuti si dà appuntamenti ogni lunedì sera in una libreria, dove insieme leggono frammenti di libri che stanno scrivendo: un rito intimo, silenzioso, di cui nulla si sa al di fuori. Un giorno uno dei protagonisti porta con sé alcuni romanzi di uno scrittore di cui si sono perse le tracce: inizia a leggere e l’autore li conduce tra le macerie di Amburgo 1943, nella tempesta di fuoco precipitata dal ventre dei bombardieri, nell’universo di un bambino ingrigito dalla polvere in un bunker sotterraneo e che sceglierà di raccontare questa drammatica storia. Un romanzo, Hamburg, che come si legge nella quarta di copertina «sfugge alla linearità del racconto per mutarsi, tra finzione e realtà, incubo e ricordo, in un coro di vite e memorie al centro del quale pulsano voci rotte dalla fame, braccia rose dalla rabbia e spettri inceneriti».

IL GIOCO DI SANTA OCA – Siamo nell’autunno del 1652 quando un pugno di uomini si raccoglie intorno a Bonaventura Mangiaterra, capopopolo che affascina con la Bella Parola, presto leggenda tra i contadini e i poveri, stanchi di subire le angherie di nobili e soldati. Il gruppo cresce, segue il carismatico leader, minaccia il potere costituito, che schiera spie ed esercito. Vent’anni dopo la cantastorie Pùlvara, un tempo parte di quel gruppo travestita da uomo, ripercorre le stesse brughiere e racconta ai contadini l’impresa di Bonaventura Mangiaterra e dei suoi. «Un romanzo – si legge nella presentazione del volume – di ribellione e libertà, la storia di un sogno di giustizia e di una donna coraggiosa che sfida le convenzioni del suo tempo».

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