ARCHIVIO – Lo “Stato di crisi” secondo Zygmunt Bauman.
A “Leggermente” il noto sociologo

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bauman bordoni

Bordoni e Bauman

LECCO – Il nome è di quelli che non ha certo bisogno di grandi presentazioni: l’ospite più atteso dell’intera edizione 2016 di Leggermente sta per raggiungere la città, dove nel pomeriggio di domenica 20 marzo presenterà il suo ultimo libro, Stato di crisi. Si tratta del sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, atteso alle 16 sul palcoscenico del Teatro della Società per una conversazione che porrà l’accento su una crisi, quella che stiamo vivendo, che da economica rischia di trasformarsi in progressiva perdita di fiducia nella politica, negli esecutivi, in generale nella democrazia. Un appuntamento da non perdere e che vedrà la presenza, accanto al teorizzatore di una modernità, la nostra, liquida, fatta di insicurezze e flessibilità, anche di Carlo Bordoni, sociologo italiano autore del libro insieme a Bauman.

Un volume, Stato di crisi, scritto a quattro mani, edito da Einaudi e in cui i due studiosi provano a tracciare un parallelismo tra la crisi che da alcuni anni stiamo attraversando e la Grande Depressione degli anni Trenta, svelandone analogie e differenze. Una riflessione, la loro, che pone al centro della trattazione un mondo sempre più globalizzato e in cui il potere degli stati-nazione viene meno in favore di azioni sovranazionali.

stato di crisiUn distacco crescente, quindi, tra effettivo potere decisionale e una politica impotente: «agli Stati nazionali – si legge infatti nella presentazione del libro – è stato sottratto gran parte del potere di agire. E, poiché molti dei problemi da fronteggiare nascono a livello sovranazionale, l’entità delle forze a disposizione degli stati-nazione non è sufficiente per venirne a capo. Questo divorzio tra potere e politica produce un nuovo tipo di paralisi: indebolisce l’attività d’intervento e riduce la fiducia collettiva nella capacità dei governi di mantenere le loro promesse».

Un’impotenza da parte degli esecutivi che non fa altro, questo nella lettura dei due sociologi, che accrescere il senso di sospetto dei cittadini, il loro scetticismo e cinismo, quel senso di incertezza che è tipico della società liquida di Bauman. Un atteggiamento che conduce inevitabilmente a una crisi sempre più globalizzata e di cui già percepiamo i sentori: una crisi non solo economica, ma anche della sovranità dello Stato, della fiducia nella politica, della democrazia rappresentativa.

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