Sherlock Holmes alle prese con il caso Dorian Gray.
Citazioni e intrecci sovrapposti in “Sybil”, primo giallo di Stefano Motta

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Lady Wotton è paziente del dottor Watson. Mary Morstan amica di Sybil Vane. Alan Campbell vecchia conoscenza non solo di Dorian Gray, ma anche di Watson. Le carte si mischiano, i personaggi varcano la soglia del rispettivo romanzo, si incontrano al Simpson’s o al Langham, tra vita mondana, misteri da svelare e fumerie d’oppio della Londra Vittoriana. Stefano Motta firma un romanzo che è insieme un giallo e un enigma da sciogliere: circa duecento pagine di riferimenti letterari e di intrecci sovrapposti in cui protagonisti sono i personaggi delle avventure di Sherlock Holmes e de Il ritratto di Dorian Gray.

Si tratta di Sybil – Sherlock Holmes e il caso Dorian Gray, romanzo pubblicato da Teka Edizioni e in cui lo scrittore, saggista nonché preside della sede meratese del Collegio Villoresi di Monza, si diverte a sovrapporre le storie, immaginando un nuovo caso per l’investigatore di Baker Street. Un caso che è punto di partenza per una sorta di racconto apocrifo alla Conan Doyle e che arriva direttamente dalle pagine del romanzo di Oscar Wilde: dopo aver recitato male la parte di Giulietta, la giovane attrice Sybil Vane viene trovata senza vita. Accanto al corpo di lei, in perfetto stile Sherlock Holmes, l’ispettore Lestrade e la coppia Holmes-Watson, questa volta alla prese con un rompicapo che è qualcosa, a detta dello stesso investigatore, di più misterioso e sconvolgente.

sybil copertinaE il romanzo di Motta è sicuramente ingegnoso nel suo continuo rimandare all’uno e all’altro mondo letterario: lo straordinario metodo deduttivo di Holmes, capace di cogliere il bandolo della matassa ben prima che essa fosse stata del tutto dipanata, mette in fila indizi che provengono qui dalla vicenda di Dorian Gray, Prince Charming legato a Sybil da una breve relazione amorosa, e si imbatte in qualcosa di difficilmente spiegabile con la razionalità quando la notte del 20 di novembre un inaspettatamente vecchio Gray viene trovato morto nella sua soffitta.

La storia di Dorian Gray scorre nella seconda parte del romanzo di Motta: la sua purezza di ventenne, il ritratto dipinto da Basil Hallward, la fulminea amicizia con Henry Wotton, il progressivo deterioramento morale e lo sdoppiamento tra realtà e dipinto. Tutti elementi presenti e arricchiti, qui, da riferimenti “extra-testuali”. Le date sono indizi che aiutano il lettore a ricomporre la fabula: come un investigatore, a lui è lasciato il compito di mettere insieme i pezzi del puzzle, di ricostruire la successione cronologica degli eventi, di abbandonare per un po’ quanto già noto sui capolavori di Doyle e Wilde e di accogliere con curiosità quanto di nuovo scorre su queste pagine. Fino all’incontro al Langham tra Dorian Gray e quell’Holmes raccontato sulle pagine dello Strand e al drammatico epilogo per Gray, la cui interpretazione è incredibilmente e curiosamente più chiara al lettore che al più famoso dei detective.

Un romanzo a sei mani, come lo definisce ironicamente lo stesso autore, in cui la narrazione di Doyle e quella di Wilde si incontrano e sintetizzano in quella di Motta, dando forma a un giallo che è sì scorrevole da leggere, ma la cui bellezza sta soprattutto nel saperne cogliere, incuriositi e divertiti, i numerosi  e nascosti riferimenti letterari.

Valentina Sala

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