La nostra intervista a Tullio Solenghi, il 13 sul palco del Sociale di Lecco

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LECCO – Sul palco del Teatro della Società di Lecco nei panni del compositore italiano Antonio Salieri (qui la presentazione dello spettacolo Amadeus, in scena sabato 13 dicembre), Tullio Solenghi ci racconta in esclusiva dell’adattamento del testo di Peter Shaffer ma anche della sua carriera, dal famoso Trio con Lopez e Marchesini alla parodia de I Promessi Sposi, passando per i progetti futuri. Una lunga chiacchierata scambiata con Il Flâneur, tra temi di attualità e riflessioni su come la comicità sia cambiata in Italia.

Partiamo dallo spettacolo che andrà in scena al Teatro della Società di Lecco il 13 dicembre: può darci qualche anticipazione?

solenghi2Amadeus è un testo ambientato alla fine del ‘700, che parla della vita di Mozart raccontata da chi gli stava accanto, ovvero il compositore italiano Antonio Salieri. Narra della presunta e amplificata invidia di Salieri per questo meraviglioso genio che si è trovato fra i piedi. Un’invida che poi egli tramuta in un odio per Dio, perché secondo lui Dio è stato ingiusto depositando questo enorme talento in un ragazzino irrequieto e mai cresciuto: Mozart, appunto.

Uno spettacolo che sta portando in molti teatri italiani…

Esatto, lo spettacolo è partito da Genova a metà ottobre e ha girato varie piazze, toccando molte province italiane: la zona del Veneto, Bologna, Napoli. Insomma sta girando tanto e sta trovando un bel riscontro e una buona reazione da parte del pubblico.

La sua carriera è veramente ricca di esperienze diversissime. Tra queste troviamo lo sceneggiato su “I promessi Sposi” girato con il Trio nel 1990. Com’è nata l’idea di fare uno sceneggiato ironico sul romanzo di Alessandro Manzoni?

Pensandoci mi viene da sorridere, perché ricordo che Lucia Mondella veniva nominata Miss Lecco! L’idea nacque perché la Rai stava rifacendo lo sceneggiato storico di Bolchi degli anni ‘70 in bianco e nero, e lo stava rifacendo con la regia di Nocita, in grande stile. A noi allora venne quest’idea e pensammo “visto che la Rai rinfresca la storia ai suoi telespettatori, noi possiamo approfittarne finalmente per fare una parodia de I Promessi Sposi”. Lo spunto ce lo diede proprio la Rai, quindi, facendo la versione ortodossa e da li è partito tutto: ci siamo messi a scrivere e abbiamo cominciato a farci venire un’idea dopo l’altra.

promessi sposi trioE fu un grande successo, perché è ancora ricordato con affetto a distanza di anni…

Si, è vero! Tra l’altro noi scegliemmo di fare I Promessi Sposi dicendo di no alla Rai, che proprio in quel momento propose di farci condurre Fantastico, il massimo premio che ci potessero riconoscere all’epoca. Ma noi volevamo fare I Promessi Sposi a tutti i costi e devo dire che a distanza di anni probabilmente il nostro Fantastico si sarebbe perduto tra le tante edizioni di quello che fu un programma storico, mentre I Promessi Sposi sono rimasti un cult. Quindi alla fin fine è stata un’idea vincente. Lo verificammo già all’inizio perché la prima puntata fece 14.500.000 di telespettatori, numeri che all’epoca faceva solo la Nazionale di calcio, e abbiamo chiuso con una media di 11,5 % di share, quindi una cosa completamente fuori da qualsiasi previsione ottimistica.

La sua comicità, così come quella del Trio, era basata sui dialoghi serrati, sui colpi di scena ironici e surreali. Un tipo di comicità che oggi si fatica a ritrovare sia in tv che al cinema. Lei cosa ne pensa?

Il nostro tipo di comicità partiva sempre dall’idea, dal testo scritto. Oggi si parte dal personaggio, si scrive per chi in scena interpreta quel determinato personaggio. Senza entrare ora nel merito di cosa sia meglio o peggio, di sicuro era una comicità differente proprio per questo, perché prima di tutto per noi ci voleva l’idea e la scrittura dell’idea. Poi, successivamente, avendo la possibilità tutti e tre di fare mille personaggi senza affezionarci solo a uno di questi (anche se qualcuno l’abbiamo ricalcato più volte), eravamo come pittori che si apprestavano, con la tavolozza piena di mille colori, a poter fare qualsiasi quadro, cambiando ogni volta stile, genere e argomento. A noi capitava così.

tullio solenghiPuò parlarci del suo legame con Genova? Non solo con il Teatro Stabile dove ha studiato e con il quale ha recitato per anni, ma anche con la sua città, colpita da tante, troppe tragedie in questi anni…

Essendo sempre in tournée e abitando a Roma da ormai trent’anni, Genova la vedo raramente, ma quando ci vado mi riapproprio della mia città. L’ultima cosa che mi ha risollevato un po’ il cuore è che in quest’ultimo ponte dell’Immacolata Genova ha registrato una grandissima affluenza di turisti, e questo ci fa respirare. Allo stesso tempo il nostro spettacolo ha debuttato a Genova proprio nei giorni dell’alluvione e posso dire che faccio parte di gente meravigliosa, gente che il giorno dopo l’ennesima tragedia era già li a rimboccarsi le maniche, a cercare comunque di andare avanti e recuperare. Senza tuttavia dimenticare, perché le responsabilità dei politici e dei burocrati sono una cosa indegna in questo Paese, e non vanno mai dimenticate. Tutto questo con la forza con la quale anche noi siamo andati in scena, perché anche il Teatro Stabile ha avuto dei seri danni a causa dell’alluvione: siamo voluti comunque andare sul palco, per dare ai cittadini un’occasione di aggregazione, come può essere il teatro, parlando di cose nobili come il genio di Mozart.

La comicità e i ruoli ironici e brillanti le hanno dato fama e notorietà. In Amadeus lei invece recita in un ruolo in cui il pubblico forse non è abituato a vederla.

Si, ma questa cosa suscita sempre, da parte del pubblico, una bella reazione, una bella scoperta. Intanto il personaggio di Salieri, che io interpreto, ha una componente ironica molto forte, e questo viene anche dalle mie corde personali, e poi ha anche i suoi lati drammatici, i quali diventano una scoperta, una chiave in più che la gente scopre in me.

Soprattutto perché l’attore, poi, è a tutto tondo…

Esatto. L’attore nasce a 360 gradi. Io ho iniziato facendo per sette anni ruoli drammatici, poi ho scoperto la mia vena comica e quindi con Amadeus, insomma, è un po’ come tornare alle origini.

Una piccola curiosità. A Fantastico 7 lei fece scalpore con il personaggio dell’Ayatollah. Cosa significherebbe portare alla ribalta oggi un personaggio del genere, considerando il periodo storico in cui ci troviamo, con la lotta al terrorismo e tutto il resto?

L’Ayatollah oggi sarebbe considerato un conservatore, un ortodosso rispetto a quello che sta succedendo oggi con l’Isis e con queste atroci decapitazioni. Allora era veramente un’altra cosa: si offesero perché per loro il capo dello Stato era anche il capo religioso, quindi è stato un po’ come aver sbeffeggiato il loro Papa, anche se noi lo facemmo in maniera molto molto lieve e superficiale. Oggi le cose sono ben più drammatiche, anche osservando quei casi dei versetti islamici o l’altro caso del vignettista olandese che poi venne ucciso. Purtroppo la mente quando è presa da follie di questo tipo, contrabbandate come semplici dettami religiosi, fa commettere questi orribili atti. Oggi il problema si è fatto molto più truce e serio.

La sua collega nel Trio, Anna Marchesini, il mese scorso è tornata con grande energia ed entusiasmo sul palcoscenico del Piccolo di Milano. Un pensiero sulla grande vitalità di un’artista incredibile come Anna?

È stata una bella gioia sia per me che per Massimo (Lopez). Noi siamo rimasti amici fraterni, anche se abbiamo poi interrotto la nostra collaborazione artistica e lavorativa. Sapere che lei, nonostante i problemi di salute avuti recentemente, sia riuscita ad avere la forza per calcare di nuovo il palcoscenico è stata una cosa meravigliosa. I due primi fans di questa sua scelta siamo stati proprio io e Massimo.

il tartufo

da “Il Tartufo”

I suoi progetti per il futuro saranno ancora a teatro, oppure qualcosa bolle in pentola per il cinema o la tv?

A metà febbraio finisco le repliche di Amadeus e poi da metà febbraio fino alla fine di maggio riprendo un altro lavoro con il quale ho debuttato l’anno scorso. Si tratta di un classico, Il Tartufo di Molière, dove io faccio Tartufo e il grande Eros Pagni fa Orgone, e con il quale faremo altri due mesi e mezzo di tournée per l’Italia. Quindi per ora teatro, tanto teatro!

Un saluto a Lecco e ai lecchesi…

Vi aspetto assolutamente a teatro! Quello che avete conosciuto come Renzo Tramaglino si è trasformato in Antonio Salieri. Vi aspetto per divertirci ed emozionarci con lui e con la musica di Mozart.

Davide Sica

 

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L'autore di questo articolo

Davide Sica