Renzo e Lucia migranti nella suggestiva lettura di Mino Manni e Marta Ossoli. La recensione

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di Giuseppe Leone

LECCO – Un melologo godibilissimo ma anche una lettura di respiro critico, lo spettacolo  che Mino Manni e Marta Ossoli, con l’accompagnamento musicale di Silvia Mangiarotti (violino) e Francesca Ruffilli (violoncello), hanno offerto il 18 ottobre alle 21 davanti a un pubblico attento e numeroso, nella prestigiosa sede di Villa Manzoni a Lecco. Una lettura dal titolo Dal buio alla luce. Il lungo viaggio di Renzo e Lucia, proposta nell’ambito delle manifestazioni di Lecco città dei Promessi Sposi dalla delegazione cittadina dell’Associazione di cultura classica (Aicc), in collaborazione con il Comune di Lecco e del Sistema museale urbano.

A presentare la serata, la presidente Marca Mutti Garimberti, che s’è detta, tra le altre cose, orgogliosa e emozionata a un tempo, per aver legato, per il secondo anno consecutivo, un appuntamento della sua associazione alle manifestazioni manzoniane; e Simona Piazza, assessore alla cultura del comune di Lecco, che non ha nascosto la propria ammirazione nei riguardi dell’Aicc, per la qualità delle sue proposte, compresa quella della serata in corso.

Un melologo, ma anche una lettura critica, si diceva, per l’intreccio di musica e letteratura e per la scelta puntuale dei brani, nonché le musiche, a cura dello stesso Manni. Il tutto attraverso un andirivieni di recitativi e arie: dalla partenza precipitosa di Renzo e Lucia da Lecco all’Addio monti; dalla fuga di Renzo da Milano a Bergamo a La voce dell’Adda; e di brani musicali – da quelli elegiaci di Corelli, a quelli sognanti di Schumann, passando per quelli malinconici e stridenti di Piazzolla, a quelli barocchi di Haendel per una sera trasbordato dal Tamigi all’Adda – che dialogano e interagiscono con gli stati d’animo e i sentimenti dei promessi sposi, in una mescidanza che li serra in un unico circolo melodico.

Una lettura drammatica e lirica nello stesso tempo, ben sostenuta da un duo strumentale che esegue disponendosi tra le ragioni del testo e le proprie interpretazioni, come si conviene davanti a un viaggio che sarebbe dovuto essere il viaggio di nozze di Renzo e Lucia, come da ironia manzoniana, che Manni fa ora fruttare a proprio vantaggio, grazie a una voce che ben controlla, quando è gridata, quando è sussurrata e quando deve essere sporcata; nondimeno Ossoli, che, ora recitando, ora chiudendo a sorpresa la serata con Akuaduulza, una canzone in dialetto comasco di Van De Sfroos, ha modo di far risaltare, accanto a una buona intonazione della voce, anche la sua omogeneità di timbro e di colore.

Quindi, gli applausi scroscianti del pubblico che ha assistito concentrato per tutto il tempo dello spettacolo, tanto da guadagnarsi i ringraziamenti da parte dell’attore-regista, che ha ricordato come lo “studio e il lungo amore” che lo hanno spinto a cercare il volume del Manzoni, lo abbiano portato, da dieci anni a questa parte, in giro per l’Italia, da nord a sud, ovunque scoprendo, ogni  volta con stupore, quanto sia ancora letto e amato il romanzo de I promessi sposi.

                                                                                                 Giuseppe Leone

 

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