#IViaggiDelFlâneur – Berlino: a trent’anni dalla caduta del Muro,
viaggio tra i luoghi della memoria di un mondo che non c’è più

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Il Memoriale del Muro ripercorre, lungo Bernauer Straße, un tratto del Muro di Berlino con la striscia di confine e la torre di guardia, il tutto affiancato da un centro di documentazione con storia della costruzione della barriera e fotografie della città divisa. Il Museum in der Kulturbrauerei (nel quartiere di Prenzlauer Berg) illustra la vita quotidiana nella Repubblica Democratica, mentre il più pop Museo della DDR è un tour interattivo tra ricostruzione di una tipica abitazione in un Plattenbau (edificio prefabbricato), descrizione delle abitudini sociali e simulazione di viaggi a bordo della mitica Trabant, l’auto della Germania dell’Est. E poi, anche se sempre sotto minaccia di immobiliaristi che vorrebbero abbatterne delle parti per fare spazio a nuovi edifici, la lunga East Side Gallery, 1,3 chilometri di Muro di Berlino ricoperti da oltre 100 murales realizzati nel 1990 da 129 artisti di 20 paesi diversi, immensa galleria di street art all’aperto, a pochi passi dal fiume Sprea e dal bellissimo Oberbraumbrücke. O ancora, oltre al famoso Checkpoint Charlie (quotidianamente preso d’assalto dai turisti), il tracciato di muro visibile sul suolo stradale grazie a una doppia fila di blocchetti di granito e i resti disseminati un po’ qua e là, come nei pressi di Potsdamer Platz.

Trent’anni fa il Muro, quello che per quasi altrettanti anni aveva diviso la città di Berlino, la Germania, l’Europa e il mondo intero, cadeva con inaspettata repentinità nel cuore di una nottata storica, tessera in un inarrestabile effetto domino che in poco tempo, sempre con disarmante rapidità, avrebbe chiuso la Guerra Fredda. Fine della divisione del mondo in due blocchi, amici che si riabbracciavano, grandi aspettative per un futuro fatto di libertà, di opportunità. Quel momento, quella Wende tanto cercata e ottenuta, quell’esatto istante in cui tutte le strade sembravano percorribili è ciò che ogni europeo sente come parte di sé: un evento che ha unito, avvicinato, emozionato, e messo fine a una separazione innaturale, definita a tavolino a Yalta, a seconda guerra mondiale ancora in corso.

Visitare Berlino è, si sa, come ripercorrere buona parte della nostra storia novecentesca: un concentrato di luoghi di memoria, dai terribili fatti degli anni Trenta e Quaranta alla città del Muro, tangibile e per questo fascinosa linea di confine tra modelli irrimediabilmente opposti. E così ora, in una Berlino che è sempre in trasformazione e che proprio in questi giorni è attraversata da installazioni artistiche, eventi e mostre in onore del trentennale, andiamo alla ricerca delle tracce di un passato sicuramente vicino ma dai colori già un po’ sbiaditi.

Gedenkstätte Berliner Mauer

Si può partire dal citato Gedenkstätte Berliner Mauer di Bernauer Straße, dove poter andare alla scoperta della vera e doppia struttura muraria, con la striscia della morte al centro, il memoriale di una chiesa rimasta intrappolata proprio nel mezzo, la torretta di guardia lungo il percorso. Sul Glienicker Brücke (Ponte delle spie), situato a una trentina di chilometri dal centro città e collegamento tra Berlino a Potsdam, ci si può immaginare nel pieno di uno scambio di spie tra CIA e KGB, mentre all’ex aeroporto di Tempelhof, a sud di Kreuzberg, si torna con la mente allo straordinario ponte aereo che per un anno, durante il blocco sovietico di Berlino, ha visto gli americani rifornire di viveri gli allora settori occidentali della città.

Karaoke a Mauer Park

E ancora Bornhomer Straße, poco più a nord di Mauer Park (parco in cui ogni domenica prende vita un improbabile e divertentissimo karaoke), dove si ripercorre da vicino la notte del 9 novembre del 1989, perché è lì, in quel passaggio di confine, che l’ufficiale Harald Jäger decise di non dare l’ordine di sparare sui primi cittadini della DDR che stavano attraversando il valico, dando inizio a quell’implacabile fiume di persone che tutti ricordiamo. O, come anticipato, il Museo della DDR – in piena Isola dei Musei – dove si fa un viaggio nel tempo, immergendosi nelle più comuni abitudini degli abitanti dell’Est, dal nudismo in vacanza al modo di vestire.

Un museo, questo della DDR, che è in parte eredità della Ostalgie, gioco di parole che in tedesco indica la nostalgia dell’est: un fenomeno emerso con il nuovo secolo e che, con un esercizio di memoria forse selettiva, vede oggi ricordare – e a tratti mitizzare – un passato archiviato davvero troppo in fretta. Una memoria di un mondo che il vento di cambiamento di fine anni Ottanta e la caduta del Muro di Berlino del 9 novembre hanno, contrariamente alle intenzioni originarie di chi per quel cambiamento si è battuto, per certi versi cancellato, prontamente sostituito con altro, con l’opposto. E così, a distanza di decenni da un’unificazione tedesca che per alcuni è stata più un’annessione – termine certamente infausto e di nazista memoria – ecco che in quella che fu la Germania orientale e, in particolare, Berlino Est si sono diffusi luoghi ostalgici, non solo musei della Repubblica Democratica Tedesca, ma anche ristoranti che ne propongono le pietanze tipiche, o mercatini in cui acquistare oggetti un tempo orgoglio della DDR, spariti a unificazione avvenuta. È recuperare qualcosa che si è perso in toto, un modo di vivere che per oltre quarant’anni ha caratterizzato una parte del popolo tedesco.

Museo della Stasi

Ma per capire più a fondo un regime come quello della Repubblica Democratica Tedesca si deve fare tappa anche in due musei storici tra i più curati e interessanti: l’ex prigione della Stasi di Hohenschönhausen e il Museo della Stasi, entrambi nel distretto di Lichtenberg. In tutti e due i casi si approfondisce la polizia segreta della DDR: con una guida abilitata ci si addentra tra le celle e le sale degli interrogatori di quello che dal ’51 è stato il luogo di detenzione gestito direttamente dal Ministero per la Sicurezza di Stato, mentre l’ex palazzo della Stasi è oggi un museo da non perdere, che attraverso fotografie, documenti, attrezzature utilizzate per il monitoraggio dei cittadini e grazie alla conservazione degli uffici (compreso quello del capo della Stasi Erich Mielke) testimonia i metodi utilizzati dalla polizia politica più efficace e temibile dell’est Europa. Un ultimo, indispensabile tassello per un viaggio della Berlino del Muro.

Valentina Sala

Foto @ Valentina Sala

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala

È la “flâneuse” che non smette mai di flaneggiare (?): in continuo vagabondaggio tra luoghi (certo) e soprattutto nuovi progetti da realizzare, dirige il giornale in modo non proprio autoritario (!). Ideatrice e cofondatrice de Il Flâneur, non si accontenta di un solo lavoro. Giornalista, ufficio stampa culturale, insegnante di Comunicazione, indossa l’uno o l’altro cappello a seconda delle situazioni. Laureata in Editoria con il massimo dei voti, ama approfondire il rapporto tra città e letterati (sua, infatti, la tesi sulla Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth), i romanzi che raccontano un’epoca, i film di François Truffaut, le grandi città e, naturalmente, il viaggio flaneggiante, specie se a zonzo per le strade d’Europa. Per contattarla: valentina.sala@ilflaneur.com