A Palazzo delle Paure di Lecco,oltre settanta opere ripercorrono la ricerca libera di uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento
LECCO – Quando si prova a raccontare Paolo Schiavocampo (Palermo, 1924 – Milano, 2022), la prima difficoltà è scegliere un’etichetta. Pittore e scultore, disegnatore, progettista di spazi pubblici: nessuna definizione basta da sola. Ci prova, con un titolo che è già una dichiarazione di poetica, la mostra Vedere lo spazio e misurare il vuoto, ospitata a Palazzo delle Paure di Lecco dal 9 ottobre al 22 novembre 2026.
Curata da Simona Bartolena e realizzata da Vidi Cultural e Ponte 43 con il Sistema Museale Urbano Lecchese, l’esposizione prosegue la serie di mostre dedicate ad artisti di fama internazionale legati al territorio lecchese e brianteo. Riunisce oltre settanta tra sculture, dipinti e disegni, dagli esordi degli anni Quaranta fino alle ultime opere. Provengono dalla famiglia dell’artista, da collezionisti e dalle Raccolte d’Arte Banco BPM, che custodiscono una straordinaria serie di disegni giovanili.
Centrale, per l’artista, il rapporto con lo spazio, che ha radici nella formazione. Schiavocampo si avvicina all’arte partendo dall’architettura, poi frequenta le Accademie di Belle Arti di Venezia, con Bruno Saetti, e di Milano, con Giacomo Manzù. Nel 1945 si trasferisce a Roma, dove entra in contatto con gli ambienti più avanzati e si avvicina al gruppo Forma 1. Alla fine del 1948 sceglie Milano, dove frequenta artisti come Vermi, Guenzi, Piciotti, Bionda, Piero Manzoni e Lucio Fontana. Nel 1957 incontra Nanni Valentini: nasce un’amicizia profonda e una lunga condivisione di esperienze.
Realismo esistenziale, Informale, la Milano degli anni Sessanta: Schiavocampo li attraversa tutti, senza mai aderire fino in fondo a un linguaggio di gruppo. Anche davanti all’Informale mantiene una strada propria, convinto che il segno non debba distruggere la struttura ma contribuire a costruirla. Figurazione e astrazione non sono per lui poli opposti: la realtà viene osservata e via via sintetizzata in un segno che costruisce lo spazio invece di dissolverlo.
Il percorso si apre con i disegni giovanili, tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta: fabbriche, scorci urbani, il mondo operaio, i volti delle persone care, in un’Italia impegnata nella ricostruzione. Il tratto è deciso ed espressivo, e già tende a una maggiore sintesi, anticipando le direzioni successive.
Una svolta arriva con il viaggio a New York del 1964, dove ritrova Salvatore Scarpitta e conosce da vicino la vitalità del sistema artistico americano. L’esperienza si traduce in una serie di collage dalle superfici frammentate, con ritmi compositivi in cui lo sguardo sembra perdersi. Tornato in Italia nel 1966, avvia una nuova stagione scultorea: prima il legno, poi il ferro e il poliestere, in un periodo di forte sperimentazione e di dialogo con Valentini e Giuseppe Spagnulo. Negli anni seguenti si trasferisce a Rapolano, vicino a Siena, dove fonda una scuola di scultura e si impegna nella tutela del patrimonio artistico e dell’artigianato locale.
Tra gli anni Ottanta e Novanta la sua scultura esce dallo studio e si misura con la dimensione pubblica, in Italia e all’estero: la piazza di Rapolano, gli interventi a Gibellina, i giardini di Cassano d’Adda, la fontana di Sesto San Giovanni, le opere di Vada e di Santo Stefano di Camastra, la Fiumara d’Arte di Antonio Presti, fino alla Kunstzone del Parco di Hattingen, in Germania.
Alle soglie del nuovo millennio, invece, è la pittura a tornare al centro. Schiavocampo riprende questioni già affrontate nelle opere giovanili e le sviluppa in una direzione nuova, lavorando soprattutto sul colore come luce. In questo capitolo finale hanno un ruolo di rilievo gli Arazzi, dove materia, colore e casualità del segno danno vita a immagini sospese tra controllo e imprevedibilità.
Il filo che tiene insieme sei decenni di lavoro è l’idea di spazio come materia da esplorare e organizzare, mai come semplice contenitore. In questa prospettiva il vuoto diventa elemento attivo della composizione, luogo di tensione, di relazione, di possibilità.
INFORMAZIONI –Dal 9 ottobre al 22 novembre 2026 | Palazzo delle Paure, Lecco
Orari: martedì 10-14; da mercoledì a domenica 10-18; lunedì chiuso. Biglietti: intero 8 €; ridotto 6 € (ragazzi dai 13 ai 18 anni, over 65, universitari con tessera, gruppi da 8 a 20 persone, soci FAI e TCI); cumulativo con la collezione permanente 10 €. Ingresso gratuito per bambini fino a 12 anni, persone con disabilità e un accompagnatore, giornalisti con tessera, guide turistiche abilitate, soci ICOM e Abbonamento Musei Lombardia, docenti delle scuole di Lecco. Biglietti online su Vivaticket, prenotando il turno di visita.