L’ammiraglio di Giosuè Calaciura (Sellerio), L’imperdibile di Eleonora Marangoni (Feltrinelli) e Stella randagia di Piera Ventre (NN Editore) sono i tre libri finalisti della ventiduesima edizione del Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni – Città di Lecco. La Giuria Tecnica – composta dal presidente Ermanno Paccagnini, Sara Chiappori, Mattia Conti, Stefano Motta e Mauro Novelli – li ha scelti tra oltre cinquanta volumi inviati, raccogliendo il testimone da Marco Balzano, vincitore nel 2025 con Bambino.
Ora la parola passa alla Giuria Popolare di 165 lettori, segnalati da sette librerie del territorio (Cattaneo, Libraccio e Volante di Lecco, Cattaneo di Oggiono, Aquilario di Mandello, Perego Libri di Barzanò, La Torre di Merate) e dai Gruppi di Lettura di 25 Comuni legati al Sistema Bibliotecario Lecchese. Il Premio – organizzato da 50&Più Lecco con Assocultura Confcommercio Lecco, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani e il Comune di Lecco, con il contributo di Acinque e Camera di Commercio – si concluderà sabato 10 ottobre alle ore 17 presso la Sala Ticozzi di Lecco alla presenza dei tre autori.
Iniziamo il nostro percorso di lettura presentando il primo romanzo della terna selezionata.
Giosuè Calaciura – L’Ammiraglio
Con quest’opera Giosuè Calaciura mette in scena la figura di Cristoforo Colombo, il navigatore che con le sue imprese ha cambiato per sempre il corso della storia. Nel libro, l’Ammiraglio si rivela in tutta la sua complessa e controversa natura: un uomo capace di tutto e che tutto ha visto, eroe delle esplorazioni e al tempo stesso promotore del giogo coloniale, figura divisa tra l’estasi del visionario, la scaltrezza del pirata e la menzogna. L’arrivo della civiltà europea nel Nuovo Mondo porta infatti con sé l’inizio dell’imperialismo, la cancellazione delle culture locali e per alcuni un vero e proprio genocidio.
La narrazione ripercorre la preparazione della spedizione verso le Indie portando a galla la brutale ferocia delle conquiste, l’impiego della tecnologia come mezzo di dominio, la piaga dello schiavismo e l’uso sistematico della violenza con cui l’Occidente si è imposto sia sulle popolazioni indigene che sui propri ceti più deboli. Il romanzo intreccia una rigorosa aderenza storica – attinta dai diari di bordo e dagli atti processuali redatti dall’inquisitore reale Francisco de Bobadilla – con visioni fantastiche, richiami evangelici e invenzioni letterarie che ne alterano e rianimano i contorni.
La traversata oceanica prende così i tratti di una sfida dissennata e temeraria, sorretta dalla cieca immaginazione di un Ammiraglio simile a un don Chisciotte dei mari, imbevuto di superstizioni, letture eccessive e congetture mai verificate. Un’impresa condotta da folli che ha finito per plasmare un mondo privo di senno.
L’epopea della conquista delle Indie diviene in questo modo una lucida allegoria della contemporaneità, denunciando la perdita di pietà e giustizia e mostrando il meccanismo originario della prevaricazione tra ricchi e poveri. L’Ammiraglio si configura come un’intensa riflessione sulle illusioni umane e sul sogno di una società più giusta che continua a frantumarsi a ogni nuovo approdo.
Nei prossimi due articoli presenteremo gli altri due romanzi finalisti in gara.