Che la si legga all’inglese (“just-to”) o alla camuna (“giusto”), Jüsto 25 è il nuovo album dei Luf, un disco importante perché celebra i primi 25 anni di carriera del gruppo fondato da Dario Canossi nel 2000. Come si potrebbe erroneamente pensare, Jüsto 25 non è il solito best of con inedito (che comunque c’è, si intitola Sotto la neve il fuoco ed è pure molto bello): quello dei Luf è un disco che celebra una vita in musica e raccoglie una manciata delle canzoni più significative del gruppo rivisitandole in maniera diversa dal classico sound folk, generando un risultato che, per usare un solo aggettivo, definirei sorprendente.
Jüsto 25 è la fotografia di un gruppo che ha voglia di festeggiare il proprio venticinquennale nel migliore dei modi e per farlo ha organizzato una festa in musica dal ritmo crescente; il nuovo album dei Luf è soprattutto una festa in formato cd (da poco disponibile pure in un super cofanetto da collezione con cd, Lp e altre memorabilia) che parte in punta di piedi senza mai dimenticare i contenuti, per poi presentare le prime sorprese e alcuni ospiti che fanno la differenza, fino al colpo di coda finale: quattro versioni remix di brani storici, che fanno definitivamente saltare il banco e danno l’impressione di voler stupire l’ascoltatore e, allo stesso tempo, far capire quanto i Luf si siano divertiti a realizzarle!
Il senso del nuovo album di Canossi e soci si riassume perfettamente con il già citato inedito presente nella raccolta, ovvero Sotto la neve il fuoco: una metafora in forma di canzone per dire che dopo 25 anni di carriera la scintilla “che move il sole e l’altre stelle” è ancora viva e accesa più che mai; nel sottobosco dell’anima montanara di Dario Canossi soffia ancora il sacro fuoco della creatività, la voglia di misurarsi con nuove note e parole, la forza di mettere mano alla chitarra per rinsaldare il focolare del proprio canzoniere, con storie luffiche di monte e di strada, di fuoco e di neve. Sotto la neve il fuoco, come a dire che sotto la cenere covano ancora idee valide, che grazie alla forza del branco prendono forma e diventano momenti di gioia e condivisione, riflessione e allegria sfrenata.
Per quanto riguarda la composizione del nuovo disco, in quota folk sono presenti una manciata di brani in versione iper-acustica che gli stessi Luf hanno definito “only strings”, fra cui Vecchio Lupo, Il canto delle manére, Dove sarai sarò e Le tapine del caser de toc. Nonostante il cambio di arrangiamento, quello che colpisce di Jüsto 25 – e più in generale di ogni nuovo disco dei Luf – è il messaggio che arriva attraverso le canzoni, la forza e l’energia che si respirano da sempre nei testi di Dario Canossi. Un esempio per tutti sono Ballata per Vik o Fiore amore disertore, anche loro presenti in una nuova veste acustica e che per profondità e attualità del testo non sfigurano affatto di fianco ai migliori esempi della nostrana canzone d’autore. Come per ogni festa che si rispetti, non possono assolutamente mancare gli ospiti: se l’iconica Vento è interpretata dal Coro Clandestino di Brescia, i veri ospiti internazionali di Jüsto 25 sono le ragazze e i ragazzi dell’Alleluja Band, gruppo di fama internazionale che fa musica africana da portare al di là dei propri confini, diffondendo nel mondo i suoni e le tradizioni del Malawi. Insieme a loro i Luf hanno rimesso mano all’arrangiamento di Verso un altro altrove, Sotto il ponte del diavolo, Sic sac de soc sec, Ave Maria migrante e, ovviamente, Africa: il risultato è fenomenale, canzoni come Ave Maria o Africa assumono una nuova luce, guadagnandoci in freschezza e profondità del messaggio.
A completare l’opera di questo nuovo lavoro, in un effetto sorpresa che spiazza fin dal primo ascolto, i Luf si regalano anche quattro versioni remix di altrettanti loro pezzi, ovvero Pihinì, Vivi la vita ballando, Signora dai lunghi pensieri e Trebisonda. Tutto mi sarei aspettato, tranne che arrangiamenti dance per canzoni folk: eppure, da non amante del genere, devo ammettere che Pihinì e Vivi la vita ballando risultano davvero sbalorditive!
Che siano “jüsto” 25 anni o “appena” 25, con il nuovo album Dario Canossi e compagni mettono a segno l’ennesima zampata vincente, confermando di essere una delle band folk più ispirate e interessanti d’Italia, una realtà viva e affiatata, che dimostra concerto dopo concerto e disco dopo disco che questi 25 anni non sono passati invano, specialmente a giudicare dai fans che li seguono ovunque palco dopo palco. E adesso sotto con i prossimi 25 anni, perché sotto la neve c’è sempre un fuoco che arde, qualche storia da cantare o qualche voce a cui dare spazio e risalto: è questione di branco, di collettività e di partecipazione che dura da “Jüsto” 25 anni!
Matteo Manente