#IViaggiDelFlâneur – Marsiglia, la città che è Mediterraneo

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«Sono convinto che Marsiglia sia la più bella città della Francia. È talmente diversa da tutte le altre» (Arthur Schopenhauer)

MARSIGLIA – Il vociare dei venditori, il profumo deciso delle spezie, le prelibatezze arabe da assaporare lungo la via in un mercato, quello centralissimo des Capucins, che ricorda un souk. E ancora navi che salpano alla volta di Algeri, o di Tunisi; profumo di bouillabaisse che si mischia, qui, a quello del tajine, o del felafel; e il MuCem, museo dedicato al Mediterraneo, splendida architettura che si affaccia proprio sul nostro mare, gli rende omaggio e lo racconta.

Marsiglia è il Mediterraneo: una città che ancora fatica a liberarsi dalla cattiva reputazione dei decenni passati e che per noi è sintesi perfetta di un mondo fatto di cibi, culture, di mare. La Francia, in questa seconda città per numero di abitanti, perde un po’ della sua convinzione di grandeur per mischiarsi con la gente di ogni luogo, per parlare una lingua che, come scriveva Jean-Claude Izzo nel suo splendido Casino totale, è «una mescolanza di provenzale, italiano, spagnolo e arabo, con una punta di argot e un pizzico di verlan», per inciampare nei ciottoli sconnessi di vicoli scoscesi e maleodoranti.

Bella, bellissima. Lucente come Lisbona, con i suoi bastioni illuminati dal sole, gli scorci che dalla Corniche aprono sul mare e sulle isole Friules e Chateau d’If, con il piccolo porticciolo del Vallon, dove al tramonto ci si dà appuntamento per un bicchiere di vino o per un semplice picnic sulle rocce, a un passo da un’acqua inaspettatamente cristallina. E ancora il Vieux Port, anima della città, raccolto tra il Fort St-Jean e il Fort Saint Nicolas, con Notre Dame de la Garde che veglia dall’alto e i vicoli del Panier sul lato opposto, con l’antica abbazia di Saint Victor e il nuovissimo MuCem a guardarsi dalle due rive, con i chiassosi bar e ristoranti che ne animano il perimetro, con il mercato del pesce e le vedute mozzafiato dall’alto della collina dell’ottocentesco Palais du Pharo.

Marsiglia, per dirla sempre alla Izzo, «non è una città per turisti. Qui non si fotografa, si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che è da vedere si lascia vedere». Una bellezza, quindi, che bisogna imparare a cogliere, per nulla classica o palese, che si rivela nel tempo, giorno dopo giorno, specie verso l’ora del tramonto, quando i bastioni prendono quel caratteristico color ocra e tutto il porto viene investito da una luce nuova, meno accecante, poetica.

Bella e insieme sporca, rumorosa, caotica e viva, come solo le grandi città di mare sanno essere, porti che accolgono e salutano. Una città, ancora, che come le genti che vi passano non sta ferma, sa cambiare, prende usanze e le intreccia, afferma un’identità opposta a quella della rivale di sempre, Parigi. Vivace e alternativa la sera, si riscopre nei suoi rumorosi e divertenti quartieri di Cours Julien e La Plaine, nelle vecchie fabbriche che diventano centri culturali, nei giovani che si prendono i loro spazi, nella forza con cui si oppone – dal basso – alla gentrificazione.

Marsiglia, ora, ha lo sguardo proiettato in avanti ma si guarda indietro. Capisce qual è la sua natura e la rende grande e spettacolare museo (il MuCem, Musée de la civilisation de l’Europe et de la Mediterranée); riqualifica quartieri un tempo difficili come il Panier senza cancellarne – almeno per ora – l’anima popolare, senza dimenticare da dove viene; porta con sé tutto, i palazzoni deturpanti e le cités invalicabili, le ville di Roucas-Blanc e la Cité Radiouse di Le Corbusier. Guarda avanti ma non dimentica chi è. E, soprattutto, vive il mare, perché sa che è lui, ancora oggi, il suo destino.

Valentina Sala

Foto @ Valentina Sala

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala

È la “flâneuse” che non smette mai di flaneggiare (?): in continuo vagabondaggio tra luoghi (certo) e soprattutto nuovi progetti da realizzare, dirige il giornale in modo non proprio autoritario (!). Ideatrice e cofondatrice de Il Flâneur, non si accontenta di un solo lavoro. Giornalista, ufficio stampa culturale, insegnante di Comunicazione, indossa l’uno o l’altro cappello a seconda delle situazioni. Laureata in Editoria con il massimo dei voti, ama approfondire il rapporto tra città e letterati (sua, infatti, la tesi sulla Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth), i romanzi che raccontano un’epoca, i film di François Truffaut, le grandi città e, naturalmente, il viaggio flaneggiante, specie se a zonzo per le strade d’Europa. Per contattarla: valentina.sala@ilflaneur.com