RADIO FLÂNEUR – “50 Year Trip. Live at Red Rocks” di John Fogerty.
A 50 anni di distanza, la magia dei Creedence in un live emozionante

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Ci sono pochi gruppi che sono riusciti a sopravvivere a se stessi e al proprio mito, identificando il proprio sound con quello dell’epoca storica nella quale hanno agito da protagonisti indiscussi, concentrando tutto quello che avevano da dire in pochissimi anni di attività e altrettanti dischi seminali: i Creedence Clearwater Revival fanno parte senz’ombra di dubbio di questa ristrettissima cerchia di band. In soli sette album pubblicati fra il 1968 e il 1972 hanno suonato e cantato quello che sentivano di dover esprimere, realizzando capolavori come l’omonimo Creedence Clearwater Revival (1968), Bayou Conutry (1969), Green River (1969), Willy and the poor boys (1969), Cosmo’s Factory (1970), Pendulum (1970) e Mardi Gras (1972), che li hanno letteralmente proiettati nella leggenda del rock non solo a stelle e strisce. Sopravvissuti alla stagione della psichedelia e dei grandi festival-raduno, tra cui quello epico di Woodstock, hanno descritto l’America negli anni del Vietnam a suon di un country-rock influenzato da venature blues e sfumature southern, segnando di fatto il delicato passaggio tra ’60 e ‘70 come poche altre band in circolazione in quel periodo, vivendo sempre da autentici protagonisti una stagione in cui il rock aveva veramente tante cose da dire, oltre che realmente senso di esistere.

Detto questo, fa comunque un po’ specie constatare che John Fogerty, anima e mente di quei Creedence, sia ancora qui, cinquant’anni dopo, a suonare e a cantare con quella stessa foga – oltre che con una voce e una band invidiabili! – quella manciata di canzoni così significative, eppure le cose stanno proprio così: tanto è stata forte e indelebile l’impronta che hanno lasciato nella storia del rock brani come Who’ll stop the rain, Proud Mary, Fortunate son o Have you ever seen the rain, che ancora oggi riescono a trasmettere e a regalare emozioni anche a chi all’epoca dei fatti non era nemmeno lontanamente un’idea! Quel groove tanto ricco e ruvido quanto semplice e diretto al tempo stesso, insieme ai riff di chitarra taglienti tipici di quasi tutte le canzoni di Fogerty, sono riusciti a resistere praticamente intatti allo scorrere dei decenni, alle mode e anzi, sono diventati nel tempo un marchio di fabbrica inconfondibile, nonché un punto di riferimento da imitare e al quale rifarsi per moltissimi rocker venuti dopo: basti pensare a Bruce Springsteen, il più illustre discepolo di quell’attitudine e di quel suono on the road, ma anche ad altri artisti come Tom Petty, John Mellencamp e in maniera diversa i R.E.M. o Eddie Vedder coi Pearl Jam, che insieme a tanti altri gruppi, seppur legati a stili e correnti espressive differenti, devono più di qualcosa a John Fogerty e ai “suoi” Creedence Clearwater Revival.

Il disco pubblicato a fine 2019 da John Fogerty, intitolato non a caso 50 Year Trip. Live at Red Rocks, è un ottimo spaccato su quanto prodotto prima dai Creedence e poi dal Fogerty solista: tratto dal tour celebrativo dedicato ai cinquant’anni di carriera della band americana, l’album annovera praticamente tutti i cavalli di battaglia che hanno fatto grandi i Creedence Clearwater Revival nel corso del tempo, oltre a qualche brano dell’altrettanto fortunata carriera solista del cantante e chitarrista statunitense.

Lo spettacolo si apre sulle note trascinanti di Born on the bayou, per poi passare in rassegna una dopo l’altra canzoni intramontabili come Green river, Lookin’ out my back door, Suzie Q, Hey tonight e Up around the bend, tanto per citare i primi pezzi che si incontrano nell’ascolto del disco. Del periodo solista intrapreso da Fogerty dopo lo scioglimento del gruppo, compaiono l’immancabile Centerfield, oltre alle ottime Rock and roll girls e The old man down the road. Completano una scaletta praticamente perfetta altri capolavori dell’epoca Creedence, fra cui spiccano la ballata Long as I can see the light, l’epica Run through the jungle, ma anche I heard it through the grapevine, Keep on chooglin’, Down on the corner e Bad moon rising, oltre alle già citate e naturalmente imprescindibili Who’ll stop the rain, Have you ever seen the rain, Fortunate son e Proud Mary, che chiude il concerto e conferma ogni buona parola che si potrebbe spendere per la musica di John Fogerty e, più in generale, dei Creedence.

50 Year Trip è un album dal vivo coinvolgente e suonato meravigliosamente dall’inizio alla fine, pieno di chitarre, di riff intramontabili e di un rock sanguigno come ormai non si usa più, capace di far battere cuore, mani e piedi all’unisono; un album che restituisce la fotografia di un musicista in gran forma nonostante gli anni che passano, che delinea in maniera ottimale la traiettoria musicale di un artista che con le sue canzoni ha segnato una pagina fondamentale di rock americano e che ancora oggi, a più di cinquant’anni dai suoi esordi discografici, riesce a far vibrare ed emozionare gli ascoltatori – fans di vecchia o nuova data che siano – che si imbattono in quel catalogo musicale meraviglioso ed autentico prodotto da John Fogerty e dai Creedence Clearwater Revival.

Matteo Manente

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