“Canottieri: 120 anni di Sport, Passione, Racconti”. Ricordi di Paolo Bassani

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Nato a Lecco nel 1966 e con un passato da ginnasta, Paolo Bassani inizia a regatare nel 1986, raggiungendo in breve tempo i circuiti di regate più impegnativi e competitivi. Partecipa nel ruolo di prodiere a due Whitbread Round the World Race, nel 93-94 a bordo del 60′ Brooksfield e nel 97-98 del 60′ Merit Cup. Dal 1998 al 2007 è il prodiere e il responsabile delle imbarcazioni nelle campagne di Coppa America di Luna Rossa. Sempre con Luna Rossa partecipa, nel 2009, alla stagione a bordo dell’STP65 nel ruolo di pitman, per poi diventare project e shore manager del TP52’ Audi All4One dal 2010 al 2012.

Oggi, in occasione dei 120 anni del sodalizio lecchese, Bassani immagina di chiudere gli occhi e ci guida passo per passo all’interno della Canottieri Lecco, tra volti, luoghi, ricordi di bambino e ragazzo. Un nuovo appuntamento, quindi, con la rubrica Canottieri Lecco: 120 anni di Sport, Passione e Racconti.

CANOTTIERI LECCO, RICORDI DI PAOLO BASSANI

bassani1Erano i primi anni Settanta quando, nelle belle giornate d’estate, passeggiavo sul lungolago con mia mamma e guardavo i vetri azzurri per vedere se Mirella, Lollo e Marco, la mia seconda famiglia, erano in piscina. Questo è il primo ricordo che ho della Canottieri Lecco, una struttura architettonica unica rispetto agli altri edifici lecchesi, una protuberanza sul lago.

Un giorno papà Gianni e mamma Maria diventano soci e per me si schiudono i battenti di un mondo tutto da scoprire. Da quel giorno, di circa quaranta anni fa, la Canottieri è stata per me seconda casa, parco giochi, luogo in cui ho conosciuto persone a me care e vessillo che, durante la mia carriera di velista, ho rappresentato con orgoglio per i mari del mondo.

Chiudo gli occhi e mi vedo bambino varcare il cancelletto d’ingresso. Ad accogliermi con un sorriso ci sono Teresa con un mucchio di fogli sulla scrivania e il Signor Cattaneo che, da bimbo minuto che sono, mi sembra altissimo. All’improvviso mi trovo davanti il grande piazzale di porfido, un omino dai capelli bianchi mi viene incontro con sguardo severo, dito indice puntato: «Chi sei? Come ti chiami? Sei socio?». È il Peverelli, un pezzo di storia della Cano.

Nel piazzale non ci sono solo persone. Ecco il grande platano dalle mille funzioni: mega ombrellone per i vari drappelli di giocatori di carte, sostegno di luminarie per feste di inizio e fine estate, sfondo coreografico per centinaia di premiazioni sportive. Lui sì che ne ha viste tante! Se potesse scrivere o parlare quanto avrebbe da raccontarci…

Tic-tac-tic–tac, un suono ritmato, non è un orologio. È la musica cara a Foschini, viene dal suo regno, la sala del Ping-Pong (ora meglio chiamarlo tennistavolo!). Con lui tanti amanti di questo sport: l’onnipresente signor Stucchi, sua figlia e Jacopo, che ci hanno rappresentato ai massimi livelli per anni, oltre a una miriade di ragazzini.

Giro l’angolo, passando sotto la tettoia di legno, per me il punto più bello di tutta la Canottieri, molte volte ho sognato di sedermi sul sovrastante terrazzino per osservare il lago. Dal campo da tennis proviene un vocio un po’ scurrile ma sempre goliardico, alternato a lunghi silenzi. Sono le voci dei Pozzi, degli Invernizzi, dei Castelletti e altri, intenti a giocare il loro quotidiano Rolland Garros.

Proprio qui, al lato dei campi da tennis, vive un’altra pianta storica, la vite rampicante, che con i suoi grappoli ha deliziato molti palati. Passo oltre, sotto i platani rivedo la mia famiglia al completo in compagnia di Mari, Andrea e Stefania, Antonio e Giancarla, Isa, Carlo, Cristina e Gabriella, Mirella, Lollo e Marco; stanno consumando il pranzo di quella che è una classica “giornata piena” in Canottieri.

bassani2Salgo due gradini e sono in quella che io penso sia l’anima della Canottieri: il capannone ricovero delle barche, con il terrazzo di mattonelle rosse e lo scivolo per varo e alaggio degli armi. È da qui, da questo sport fantastico che prendiamo il nome. Ricordo tanti atleti, quelli con la A maiuscola, canottieri e canoisti, bagnati di sudore dopo l’allenamento con i pesi, bagnati d’acqua dolce dopo l’uscita sul lago. Non cito nessuno, nemmeno il più famoso, mi basta nominare Luisa e Giovanni per rappresentarli e ricordarli tutti.

Se chiudo gli occhi, vedo ancora il capannone del cantiere nautico. Odora di umido, d’alghe secche, catrame e vernici. C’è il Gino, in mezzo a tanta confusione; viti,chiodi e ferri arrugginiti, ma per me è un luogo magico. Riapro gli occhi e di fronte al vuoto di adesso provo un senso di vertigine.

In fondo, nascosto alla vista, il campo da bocce. Ne svela la sua presenza l’incofondibile voce del Sciur Lui.

Mi giro, guardo la darsena. Ma che strana barca è quella? E chi può essere così forte da muoverla con dei remi? Guadenzio, il mitico Gaudenzio. Piedi nudi, pantaloni blu, canotta bianca, naviga in darsena su un posa boe di ferro, una sorta di carro armato galleggiante senza cingoli e cannone. Lo governa remando con la forza dei due Abbagnale e l’eleganza di un gondoliere veneziano.

Mi tuffo, attraverso la darsena a nuoto. Non sono solo: con me Giorgio, Marco, Carla, Checco, Cristina, Archi, Vito, Paolo, Giovanni, Massimo. «Veloci, se ci vedono ci buttano fuori!». È proibito. Che bel gruppo, quanti giochi, quanti tuffi, quante estati!

Passo sotto il trampolino…«GIÙ DAL TRAMPOLINOOOO», questo si che è proibito e allora via, su per le scale della piscina.

Gli atleti nuotano nelle corsie, i soci sguazzano nella parte libera, qualcuno prende il sole e…«I BAGNANTI SONO PREGATI DI PREPARARSI PER L’USCITA E RICONSEGNARE LE CHIAVI DELLE CABINE IN SEGRETERIA». A memoria come il ‘’5 maggio‘’ a scuola!

bassani4Ma la piscina e il nuoto in Canottieri per me è ANCARAC. Anghileri, Carissimo, Acerbis. Non me ne voglia l’angelo custode onnipresente Antonio, ma questa è storia!

È l’ora di un gelato, chi ci sarà al bar? Uno dei Bodega, o Edo Sala, Lisa oppure un Castagna? Quante facce ricordo dietro quel bancone tra gelati, caffè e Campari!

Poi mi vedo ventenne, appoggiato alla ringhiera mentre guardo le barche ormeggiate. Mi si affianca Cianino: «Domenica vieni a Gravedona a far la regata con la barca del Manzoni?». «Cianino, ma io non ho mai regatato». «Non fa niente, domani ti faccio vedere cosa fare e domenica andiamo». Sono salito sul Crisalva, ho mollato gli ormeggi e non son più tornato. Tante barche, tante miglia, tanti porti, tante onde e raffiche di vento, tante emozioni. Una su tutte “Emozioni” di Mario, da cui ho imparato ad amare le barche come se avessero un’anima, Renato e Massimo.

…Fulvio, Gigi, Marcello, Fulvia, Strepa, Vittorio, Lali, Dario, Giovanna, Giovanni…come faccio a citare tutti miei Amici tifosi della vela? È ora di tornare a casa, il Resegone è già rosso.

Mi avvio verso l’uscita, ripasso davanti alla segreteria ormai vuota, mi lascio il cancelletto alle spalle, riapro gli occhi e….la Canottieri è ancora lì, con molte delle persone di allora. 120 anni!!!

Inspiro forte gli ultimi sbuffi della Breva e penso: «Che fantastica giornata».

Paolo Bassani, socio dal 1976

P.S.

A Marco Cariboni (Presidente, non ti avevo dimenticato!)

Due millenni, tre secoli, centinaia di atleti, migliaia di soci, la Società Canottieri Lecco 1895. Che bello e che onore essere un tassello di questo grande puzzle bluceleste.

Paolo

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