Canottieri: 120 anni di Sport, Passione, Racconti. Ricordi di Umberto Lietti

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LECCO – Quanti ricordi e quante avventure tornano in mente quando penso a questo fantastico sodalizio. Comincia così il ricordo della Canottieri Lecco firmato da Umberto Lietti, socio dal 1953. Un nuovo appuntamento, questo, con la rubrica Canottieri Lecco: 120 anni di Sport, Passione, Racconti: un viaggio tra i pensieri e i ricordi di un uomo che proprio lì ha trovato amicizie ancora oggi inseparabili…

120 anni di Canottieri, più della metà passati con me

di Umberto Lietti

umbertoliettiQuanti ricordi e quante avventure tornano in mente quando penso a questo fantastico sodalizio… scorriamone alcune insieme.

Era l’anno 1953, mi ero appena trasferito da Oggiono e il mitico zio Edoardo – Duardin per gli amici – mi dice: «uno che abita a Lecco non può non essere socio della Canottieri».

Detto fatto; l’allora presidente Ambrogio Rossi (per rispetto non dico quale era il soprannome), amico dello zio, sigla la mia iscrizione e da quel giorno, seppur con intervalli dovuti al lavoro in altra località e all’abitazione a Milano, per me andare a Lecco, dopo la Mamma, ha sempre voluto dire “Canottieri”.

È lì che nascono e crescono le mie ancora oggi inseparabili amicizie.

Finita la scuola era questo il luogo dove, in pratica, soggiornavo. Quante ore e giornate sul molo a pescare alborelle, il motoscafo e i primi tentativi di sci, era più il tempo sotto che sopra l’acqua. Poi diventati esperti, le evoluzioni con il monosci. Non sono mai stato un nuotatore, mi mantengo a galla quanto basta, ma la nuotata allo zatterone e la fuga quando arrivava l’onda rossa dal Caldone me la potevo permettere.

Ma era il tennis la grande passione: le ore passate sulla mitica terra rossa non si possono più contare. I mostri sacri, il doppio Saverio Ceppi, Mangani Chiesa, il signor Bonacina, impeccabile con i suoi pantaloni lunghi bianchi, il mio primo compagno di doppio Cesarino Astorri, che vedeva in me un astro nascente, purtroppo rimasto una nebulosa piccola stella.

canottierivistadalsassodipregudaI veri compagni di doppio: il Peppo, ricordo ancora una nostra fugace apparizione a un torneo al centro Schuster di Milano, forse un campionato Lombardo, conclusasi in soli 45 minuti di competizione, e la partecipazione al Torneo Gaio, al quale mai superammo la seconda fase eliminatoria; il Ciccio, abbiamo scorrazzato sui campi, nei dintorni del nostro lago, con dignitose prestazioni e ancora oggi, alla nostra veneranda età, vuole come compagno Il Milanese (come solo lui mi chiama); il Franz, ottima spalla, che solo con me domava il suo carattere bellicoso, compagno inseparabile anche di tante escursioni di sci alpinismo.

Ricordo poi le innumerevoli sfide con il fedele amico Atty e non solo sul capo; condividiamo, infatti, la passione per i viaggi e la competizione di chi ha visto di più è latente; questo set, per ora, l’ha vinto lui, devo ammetterlo, 7 a 5 a suo favore, ma la partita non è finita.

Non posso dimenticare gli altrettanto sinceri amici, che durante le mie ormai fugaci apparizioni sono sempre felice di incontrare: il Lollo, i compagni di scuola Ube, Vittorio, Fede, gli stacanovisti della racchetta da tennis, del tavolo verde (che mi vede solo come spettatore e “Gatto”), il sempre presente Fosco, i compagni di colazione e gli esperti di computer, di fotografia e, perché no, i tuttologi.

Ah… mi stavo dimenticando il nostro Presidente, siamo tanto abituati a vederlo in questa veste che quasi lo consideriamo parte dell’arredo sociale. Lunga vita al nostro Marco e grazie per quanto ha fatto e farà negli anni a seguire.

Per finire, cari amici, lasciatevelo dire: ho visitato mezzo mondo, ma di Canottieri ne ho viste poche (forse Atty potrà confermarlo).

Umberto Lietti

 

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