ARCHIVIO – A Palazzo delle Paure “L’altrove qui”, viaggio nella fotografia di Luigi Erba

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erba2LECCO – La fotografia come sperimentazione, incessante studio di tecniche sempre diverse, ricerca metalinguistica, a tratti quasi filosofica. Immagini multiple, fotogrammi sovrapposti, doppi scatti: un viaggio nella fotografia di Luigi Erba, tra realtà e immaginario, conscio e inconscio, tecnica e casualità, per conoscere più da vicino l’opera del fotografo lecchese, tra i più apprezzati nel panorama contemporaneo. Si tratta della mostra L’altrove qui, retrospettiva allestita sino al 6 gennaio 2016 negli spazi di Palazzo delle Paure, a Lecco.

Promossa dal Comune di Lecco in collaborazione con Api, l’esposizione ci guida alla scoperta del lavoro svolto negli anni da Erba: un lavoro, questo, caratterizzato da tematiche e tecniche diverse, raccontate in un percorso che non vuole essere né cronologico né antologico. Temi ricorrenti nell’opera di Erba trovano spazio, infatti, nelle diverse sale del Palazzo, si fanno di volta in volta soggetto di periodi diversi, di tecniche lontane tra loro.

erbaCi soni i cieli, l’industria, la città, la natura, il naturale-artificiale e la fotografia: contenitori che raccolgono opere lontane temporalmente, ora insieme per narrare un’evoluzione, una continua ricerca. Sulle pareti della prima sala i cieli, prolungate finestre sul mondo: nessuno scatto unico, bensì immagini multiple, che si tratti di un interfotogramma, accostamento di due scatti seguenti considerati come uno, o di scatti sovrapposti in sede di ripresa, una volta riavvolto il rullino. «Qui il risultato – ci racconta lo stesso fotografo – non è mai scontato: si tratta di scattare nuovamente su una pellicola già impressa, sovrapponendo immagini e dando vita a qualcosa di inaspettato». È l’evoluzione della tecnica, una riflessione sullo stesso sistema del fotografare, un approccio a tratti filosofico.

erba5Poi la città, con riprese realizzate soprattutto dagli anni Ottanta e la celebre serie di Interfotogrammi, con cui ha avuto inizio la fase della frantumazione, del passaggio dall’immagine singola a quella multipla, in cui scatti successivi vengono stampati considerando l’interstizio nero della pellicola e superando il trinomio spazio-tempo-luogo. Ed è forse ancora più nella sala della natura che la trasformazione della poetica di Erba si fa evidente: una natura che è dapprima paesaggio, baita abbandonata, lasciti di un mondo consumista. Erano gli anni Settanta e il fotografo si addentrava in luoghi desolati, come dimenticati, per scovarne l’anima. Poi, sul finire del decennio successivo, l’esperienza di Morterone, con artisti e poeti chiamati da Carlo Invernizzi, e «l’aumento – continua Erba – di consapevolezza, la convinzione che quel mondo contenga al suo interno germi, segni del contemporaneo», fino ai lavori raccolti nella sala della natura artificiale.

erba7Le sovrapposizioni continuano nella sala dell’industria, dove trovano spazio ruderi-sculture di fabbriche abbandonate, «fantasmi – così ne parla Barbara Cattaneo, curatrice della mostra insieme a Roberto Mutti – di uno scenario del passato, ma che solo oggi si concretizza in un particolare rapporto di sogno-memoria». I fotogrammi si sovrappongono, generano senso di incertezza, un misticismo intorno a luoghi che furono qualcosa e ora non lo sono più, evanescenti testimonianze del passato, di un Paesaggio dissolto che non scompare completamente «perché – ancora Erba – rimane nella mente».

erba3Infine, dopo una riflessione sulla fotografia, un po’ di ironia, con lo sfondo di Lecco per selfie e con la serie di Ippolario, vecchie fotografie del lago a cui l’autore ha aggiunto in modo volutamente non troppo curato simpatici ippopotami, scelta che vuole smitizzare l’immagine inflazionata, eccessivamente idilliaca, di un luogo di “consumo”. Un congedo che è nuovo spunto di riflessione.

erba4INFORMAZIONI - Fino al 6 gennaio 2016, Palazzo delle Paure, Lecco. Orari: mercoledì dalle 9 alle 13, giovedì dalle 15.30 alle 18.30 e dalle 21 alle 23, venerdì dalle 15.30 alle 18.30, sabato e domenica dalle 10.30 alle 18.30. L’ingresso è libero.

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala