ARCHIVIO – “Capire la storia del cinema”
Mercoledì si parla della fotografia italiana degli anni 30

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OmnibusLECCO – La storia del cinema italiano al centro del nuovo modulo del corso Capire la storia del cinema. Archiviato il percorso interamente dedicato al mondo dell’animazione, il calendario del corso promosso dall’associazione DinamoCulturale ha ora in programma quattro appuntamenti volti ad approfondire la storia cinematografica del nostro Paese. Un percorso che quest’anno si concentrerà sulle produzioni degli anni Trenta e che prende il via mercoledì 5 aprile con un focus interamente dedicato alla fotografia, forma espressiva strettamente legata alla produzione e al consumo di prodotti cinematografici. Un appuntamento, quello di mercoledì, come sempre in programma per le 21, presso il Laboratorio aperto! del Centro polifunzionale di via dell’Eremo, a Lecco, e che potrà contare sulla presenza come relatore di  Gianni Cattaneo, professore di Italiano e Storia nel lecchese che da tempo collabora con il corso proprio con conferenze sul rapporto tra fotografia e cinema.

E così, dopo aver analizzato in passato il cinema italiano degli anni Venti, quest’anno si procede lungo la linea del tempo e si giunge agli anni Trenta, sempre in pieno regime fascista. «La fotografia italiana del periodo tra le due guerre – spiega Cattaneo – rappresenta un tema di grande interesse per comprendere la peculiarità della produzione e del consumo di immagini in una società che vede, nonostante un pigro conformismo di regime, il diffondersi di nuove forme di fruizione dei media, dal cinema ai giornali illustrati, alle mostre promosse per magnificare i risultati della “rivoluzione fascista”. Accanto alla creazione di immagini ad uso pubblico – continua – permane e si potenzia la pratica professionale e privata della fotografia, che, nonostante un conservatorismo di fondo nei temi affrontati e nella strutturazione delle immagini, documenta una realtà spesso lontana dai toni enfatici dell’ ufficialità delle agenzie di stampa e del L.U.C.E.».

Tempo mondadoriÈ soprattutto a partire dagli anni Trenta, infatti, che il contatto con esperienze straniere porta alcuni gruppi di fotografi a scelte originali, in linea con le esperienze delle avanguardie europee, «anche se – anticipa il relatore – meno radicali nelle soluzioni iconografiche e nelle scelte tematiche. Vedi Casabella e DOMUS, esemplari a titolo diverse della spinta al rinnovamento nella forma della comunicazione e nei contenuti». Nonostante le chiusure imposte dal regime, non mancano quindi alcune spinte innovative: campo nuovo di applicazioni della fotografia è rappresentato, ad esempio, dai nuovi rotocalchi, in cui un ampio uso della fotografia «implica una strutturazione dell’immagine sequenziale e non più singola: evidente il collegamento con la sequenza cinematografica, tanto da dare origine ad una nuova tipologia testuale, il “fototesto”, dove, per la prima volta nel giornalismo italiano, la funzione comunicativa è affidata all’immagine fotografica corredata da un testo e non viceversa».

Di questo e di molto altro si parlerà durante la lezione, sempre con l’intento di dimostrare quanto una riflessione sul cinema degli anni Trenta non possa prescindere dal confronto con lo sviluppo della fotografia, sia nelle sue espressioni pubbliche che nell’ambito del privato.

L’ingresso alla lezione è libero.

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