“Ottocento lombardo” a Palazzo delle Paure.
A Lecco un viaggio nella pittura e cultura della Lombardia del XIX secolo

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Francesco Hayez, Lo zio di Caterina Cornaro, inviato dalla Repubblica veneta, le mostra la bandiera di San Marco, già signore del Regno di Cipro, 1857 circa, Olio su tela, 65 x 80 cm, Collezione privata

LECCO – Un viaggio nella pittura e nella cultura lombarda del XIX secolo attraverso più di cinquanta opere di artisti del calibro di Francesco Hayez, Giovanni Segantini, Medardo Rosso, Federico Faruffini, Giovanni Carnovali detto il Piccio e molti altri. Proseguono le grandi mostre allestite negli spazi di Palazzo delle Paure, a Lecco: appena conclusa Pescatore d’immagini del fotografo Robert Doisneau, dal 20 ottobre 2018 (inaugurazione fissata per le 18) al 20 gennaio 2019 il maggiore spazio espositivo lecchese ospita infatti Ottocento lombardo, la mostra curata dalla critica d’arte Simona Bartolena, prodotta e realizzata da ViDi – Visit Different con il patrocinio del Comune di Lecco. Una rassegna che punta l’attenzione, come detto, su un secolo ricco di personalità artistiche di rilievo e, in particolare, su una zona geografica che, a differenza di altre italiane, merita ancora di essere scoperta: la Lombardia.

Federico Faruffini, La toeletta del mattino, 1865, Olio su tela, 40 x 49,5 cm, Collezione privata

Organizzato per aree tematiche, il percorso espositivo prende le mosse dalla stagione romantica, attraversa le esperienze risorgimentali e le ribellioni scapigliate e approda, infine, all’impegno sociale degli ultimi decenni del secolo e alla ricerca divisionista. Una mostra, ancora, che mette al centro la scena milanese ma che guarda anche alle altre province lombarde e che intende analizzare i movimenti, le tendenze iconografiche, la biografia e la personalità dei singoli artisti, fornendo un’opportunità per scoprire, e riscoprire, un universo artisticamente e intellettualmente raffinato e insieme indagare la società italiana del tempo.

Luigi Bisi, Il tornacoro del Duomo di Milano, 1860, Olio su tela, 90 x 150 cm, Collezione privata (courtesy Quadreria dell’800, Milano)

IL PERCORSO – Ad aprire la mostra è, come anticipato, la stagione Romantica: una sezione in cui si trovano opere di Francesco Hayez, maestro e modello per intere generazioni di pittori, e di artisti a lui contemporanei come Massimo d’Azeglio e Giuseppe Molteni. Sezione a parte quella dedicata ai vedutisti e ai “prospettici” della prima metà del secolo, con i loro scorci cittadini che raccontano la Milano del tempo, la vita che vi si viveva, l’impianto urbano.

Si prosegue con il periodo delle Guerre d’Indipendenza: è qui che trovano posto opere dedicate al Risorgimento con lavori, tra gli altri, di Gerolamo e Domenico Induno, interpreti delle tematiche risorgimentali e autori di scene di genere capaci di narrare la vita delle classi meno abbienti.

Daniele Ranzoni, Ritratto della signora Uglietti, 1876 circa, Acquerello su cartoncino, 44 x 30,5 cm, Collezione privata

Si cambia drasticamente rotta nella seconda metà del secolo, dove si fa la conoscenza di Giovanni Carnovali detto il Piccio e di Giacomo Trecourt, professore all’Accademia di Pavia: «artista fuori dal proprio tempo, straordinario anticipatore di soluzione linguistiche illuminanti per le generazioni successive, il Piccio – spiegano gli organizzatori – è fondamentale per la nascita delle ricerche di artisti quali Federico Faruffini e, soprattutto, Tranquillo Cremona. Il primo, uomo tormentato e irrisolto, aprirà le porte a moderne interpretazioni della pittura storica e letteraria; il secondo, con Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi, fonderà la Scapigliatura, movimento che si espresse tanto in letteratura quanto nelle arti visive. La loro generazione, delusa dagli esiti dell’Unità d’Italia, cercherà risposte ai propri dubbi esistenziali e alla propria vocazione ribelle in atteggiamenti ostentatamente bohémien e in un linguaggio artistico sperimentale e moderno, sul quale affonderà le radici molta della pittura dei decenni successivi».

Cesare Tallone, Strada illuminata, Olio su tavola, 25 x 35 cm, Collezione privata (courtesy Quadreria dell’800, Milano)

La seconda metà del secolo è anche un periodo, in Lombardia, di paesaggi: gli ultimi decenni del XIX secolo vedono molte tele raccontare le campagne brianzole, le Alpi, gli specchi d’acqua dei laghi. Ecco, quindi, una sala della mostra approfondire questa tematica, affrontata con approccio ora romantico ora più naturalista, con atmosfere talvolta quasi impressioniste.

Gaetano Previati, Il bacio, Tempera su cartone, 63,5 x 43 cm, Collezione privata (Courtesy Quadreria dell’800, Milano)

Ma l’ultimo quarto di secolo vede anche il sorgere di un nuovo interesse per il sociale, base per un’arte che si fa di denuncia: nasce la pittura del verismo sociale, così come nasce il Divisionismo. Ed è alle porte della stagione divisionista che si chiude il percorso: una selezione di opere di quelli che negli anni a venire sarebbero diventati i maggiori esponenti di questo movimento, da Segantini a Previati a Longoni.

INFORMAZIONI – Dal 20 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019 – Palazzo delle Paure, Lecco. Orari: da martedì a venerdì dalle 9.30 alle 18; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 18. Biglietti: Intero 10 euro; ridotto 8 euro (ragazzi dai 6 anni ai 18 anni, over 65, studenti universitari muniti di tessera, gruppi precostituiti di adulti oltre le 15 persone, soci FAI e Touring Club Italiano muniti di tessera in corso di validità, possessori tessera Libraccio, possessori tessera Bennet, associati FiaF); Ridotto speciale 7 euro (studenti universitari delle Università di Lecco e Bergamo muniti di tesserino valido, ICOM muniti di tessera in corso di validità); Gratuito (visitatori disabili, un accompagnatore visitatore disabile, giornalisti con tessera in corso di validità, bambini sotto i 6 anni, accompagnatore scolaresche, accompagnatore gruppi adulti, possessori abbonamenti Musei Lombardia e Piemonte).

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala

È la “flâneuse” che non smette mai di flaneggiare (?): in continuo vagabondaggio tra luoghi (certo) e soprattutto nuovi progetti da realizzare, dirige il giornale in modo non proprio autoritario (!). Ideatrice e cofondatrice de Il Flâneur, non si accontenta di un solo lavoro. Giornalista, ufficio stampa culturale, insegnante di Comunicazione, indossa l’uno o l’altro cappello a seconda delle situazioni. Laureata in Editoria con il massimo dei voti, ama approfondire il rapporto tra città e letterati (sua, infatti, la tesi sulla Parigi di Émile Zola e la Vienna di Joseph Roth), i romanzi che raccontano un’epoca, i film di François Truffaut, le grandi città e, naturalmente, il viaggio flaneggiante, specie se a zonzo per le strade d’Europa. Per contattarla: valentina.sala@ilflaneur.com