Alla fondatrice del Fai e alla scrittrice Garavini i Premi Manzoni 2014

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Giulia Maria Mozzoni Crespi

LECCO – «Dobbiamo smettere di pensare che l’unica possibilità di ripresa economica sia creare ancora una volta centinaia di aziende. L’Europa dovrebbe invece impegnarsi nel salvaguardare e valorizzare le sue bellezze artistico-paesaggistiche e la sua idea di democrazia. Non si può competere con Paesi come la Cina o l’India sul piano produttivo: bisogna trovare una strada diversa da percorrere e combattere quelli che in nome dello sviluppo commettono l’errore di cementificare ulteriormente il nostro continente». Un messaggio chiaro e di impatto quello che ha voluto lanciare la fondatrice del Fai Giulia Maria Mozzoni Crespi nel tardo pomeriggio di sabato 8 novembre, quando all’interno dell’Auditorium della Camera di Commercio di Lecco le è stato consegnato il Premio alla Carriera del Manzoni 2014.

crespiUn riconoscimento che la giuria del Premio Internazionale Alessandro Manzoni – Città di Lecco ha voluto conferirle per omaggiare la «sua lunga attività nel campo dell’imprenditoria e della cultura. Giulia Maria Mozzoni Crespi – ha infatti spiegato il presidente di Giuria Matteo Collura – ha voluto dedicare la sua vita alla tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e naturale dell’Italia. Attività che con passione e provvidenziale determinazione svolge dal lontano 1975». A lei, quindi, il settimo premio alla Carriera, omaggio che nelle scorse edizioni ha visto giungere in città altre personalità di spicco del mondo della cultura, da Umberto Eco a Ermanno Olmi, da Luca Ronconi a Mario Botta, da Emanuele Severino a Paolo Conte.

crespi1«Riportiamo alla ribalta l’Italia – ha esortato l’attuale presidente onorario del Fai dal palco dell’Auditorium – paese più bello al mondo. Io, ormai novantaduenne, continuo a lottare per il rispetto della terra, per la tutela delle nostre bellezze. Bellezze che Manzoni, così come altri nomi della cultura europea come Goethe, conosceva bene e che oggi sono a rischio a causa dello spregiudicato dio denaro». Sì, perché la forza dell’Italia e del Vecchio Continente sta proprio nel patrimonio culturale, nella capacità di distinguersi dai modelli di sviluppo altrui, di puntare su un’identità diversa. Una scelta da prendere con determinazione, ridando lustro a quel ministero che, stando al racconto dell’ospite d’eccezione, altri paesi ci invidiano, ma «che è stato volutamente distrutto dai governi del passato»: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

GaravelliMa sul palco lecchese non è salita solo la vincitrice del Premio alla Carriera: consegnato sempre nel pomeriggio di sabato anche il rinomato Premio al Romanzo Storico, riconoscimento nato dieci anni fa per iniziativa dell’Associazione Nazionale 50&Più in collaborazione con Confcommercio Lecco, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani e il Comune di Lecco. Come vi avevamo già anticipato giorni fa, romanzo vincitore di questa edizione è Le vite di Monsù Desiderio, edito da Bompiani. Fausta Garavini, autrice del volume, ha quindi ritirato un riconoscimento che ha voluto premiare la sua abilità nel ricostruire un’epoca complessa, instabile, attraversata da rivoluzioni, guerre di religione e assolutismo, da un lato, ma anche da scienza e scoperte, dall’altro. Protagonista del romanzo, infatti, il Seicento, secolo in cui si muove il pittore François de Nomé, giunto a Roma e a Napoli dalla Francia e detto Monsù Desiderio.

garavelli2«L’idea del libro – racconta l’autrice – è nata dopo la visita a una mostra dedicata ad artisti francesi del diciassettesimo secolo: rimasta colpita dalle opere firmate da de Nomé, scenari inquietanti fatti di architetture come squassate da cataclismi e popolate da statue spettrali, ho cominciato a raccogliere informazioni su questo pittore». Informazioni che, però, non sono bastate per conoscere più a fondo la sua personalità, la sua vita: «ho unito al materiale che ho raccolto la mia immaginazione, costruendo una vicenda che racconta di un periodo storico e di un personaggio tormentato, nato in una terra di conflitti religiosi e poi giunto a Roma e a Napoli, respirando l’aria del tempo». «Uno stile riconoscibile e una prosa elegante – aggiunge Arnaldo Di Benedetto, membro della Giuria – per raccontare, anche se in un’ambientazione molto diversa, un secolo che è lo stesso de I Promessi Sposi».

 

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