ARCHIVIO – Federico Tulli alla Libreria Volante per parlare di “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos”

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LECCO – Il dramma dei desaparecidos in America Latina si intreccia con il destino di italiani che non conosco la loro reale identità e con una Chiesa definita ambigua e incapace di intervenire. Il libro-inchiesta firmato dal giornalista Federico Tulli è un saggio che ripercorre l’accordo segreto tra i governi e le polizie di sette paesi del Sud America siglato tra gli anni Settanta e Ottanta per reprimere l’opposizione e che svela, pagina dopo pagina, l’intrecciarsi di relazioni tra i bambini strappati ai desaparecidos e numerose famiglie italiane, che hanno cresciuto questi neonati e ne hanno nascosto la vera identità. Si tratta di Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos, volume edito da L’asino d’oro che sarà presentato nel pomeriggio di sabato 2 aprile 2016 (alle 18.30) presso la Libreria Volante di Lecco.

Un appuntamento che, accanto all’autore – collaboratore di periodici come Left, il settimanale uruguayano Brecha e Latinoamerica, rivista fondata e diretta da Gianni Minà – vedrà la presenza anche dell’artista cileno Augustin Olavarria Valdivia e di Monica Mazzoleni di Amnesty International Italia. Un’indagine, quella condotta da Tulli, che prende le mosse dal ritrovamento di una giovane scomparsa, nata in uno dei lager argentini voluti da Videla e di cui per molti anni si sono perse le tracce. Un destino che accomuna moltissimi figli di quella generazione di cittadini latinoamericani che si sono battuti per la difesa dei diritti umani e della democrazia e che proprio per questo, e nell’ambito del cosiddetto Piano Condor, sono stati torturati e spesso uccisi.

figli rubati«Il 12 febbraio 2015 – si legge nella presentazione del volume  – è iniziato a Roma uno storico processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 persone (tra cui 22 di origine italiana) sequestrate, torturate, uccise e scomparse nell’ambito del Piano Condor. Questo accordo inizialmente segreto e poi siglato “ufficialmente” 40 anni fa, il 25 novembre 1975, tra le polizie di sette Paesi del Sud America (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay) è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l’opposizione».

Un’opposizione, come si sa, fatta tacere con la forza e a cui vennero sottratti i figli, rubati appena nati alle madri internate e affidati a famiglie vicine ai regimi, così da estirpare l’indole sovversiva dei genitori e da crescerli secondo valori «occidentali e cristiani». Almeno 70, secondo la ricostruzione delle nonne di Plaza de Mayo, i figli rubati che attualmente vivono in Italia. Una realtà che già Sandro Pertini evidenziò nel messaggio di fine anno nel 1982, denunciando il furto di neonati anche da parte di famiglie italiane, appositamente partite alla volta del Sudamerica.

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