Il racconto della montagna e i libri per ragazzi
L’intervista a Giorgio Spreafico, giornalista e scrittore lecchese

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OLYMPUS DIGITAL CAMERALECCO – Scrittore, giornalista, per anni caporedattore della Provincia di Lecco e uno degli autori di riferimento per la casa editrice Teka Edizioni. Stiamo parlando di Giorgio Spreafico, esperto di alpinismo (ha curato per trent’anni una pagina interamente dedicata alla montagna) e autore di numerosi libri dedicati proprio alle imprese ad alta quota (Enigma Cerro Torre, Il prigioniero dell’Eiger, Torre Egger solo andata). La montagna, quindi, ma non solo. Negli ultimi anni lo scrittore si è infatti cimentato anche nella letteratura per ragazzi con due libri realizzati per Teka Edizioni: L’ultima bolla e La bici di Coppi e la sfida del Ghisallo. L’ultima sua fatica è stata La scala dei sogni, un volume dedicato interamente alla figura dell’alpinista lecchese Marco Anghileri.

la-scala-dei-sogni (1)Nella sua carriera di giornalista e poi di scrittore è sempre stato molto attratto dalla montagna. Da dove arriva questa passione?

Penso sia una cosa molto comune per un lecchese. Le passeggiate sulle montagne che circondano la nostra città immagino abbiano caratterizzato l’infanzia della stragrande maggioranza dei miei concittadini. Queste prime esperienze hanno fatto nascere in me la passione per la montagna, salire in quota ti permette di scoprire scenari straordinari e di depurare i pensieri.

Perché non una carriera da alpinista?

Perché la mia famiglia non me l’ha permesso. Mia mamma, infatti, dopo essere venuta a conoscenza di alcuni incidenti accaduti a ragazzi che conoscevo, me lo ha letteralmente impedito. Ma la passione è rimasta e per questo ho cercato di raccontare sul mio giornale e, negli ultimi anni, nei miei libri le imprese di questi grandi sportivi.

Per Teka ha scritto anche libri per ragazzi. Cominciamo da “L’ultima bolla”, la storia di un cucciolo di delfino e di una bambina che tentano di fermare le stragi nel Mediterraneo…

Il mondo dell’infanzia mi ha sempre affascinato, ma il merito di questo libro va sicuramente a mio fratello Antonio, malato di Sla. Avevo appena scritto insieme a lui il libro Luce, una testimonianza sul significato della malattia e del dolore, quando Antonio mi ha dato lo spunto da cui sono partito per scrivere L’ultima bolla. Eravamo in ospedale a Milano e a mio fratello è venuta in mente l’idea di realizzare un racconto per ragazzi incentrato sulle vicende dei profughi. È commovente pensare come una persona in condizioni di malato incurabile potesse ancora pensare alla sofferenza di altri uomini…veramente un grande gesto di altruismo.

lultima-bollaPoi è arrivato La bici di Coppi e la sfida del Ghisallo, volume all’interno della collana Sulle Orme dell’Abate. Lo sport al centro di questa storia di ragazzi è il ciclismo…

Sì, in questo caso ho voluto fare incontrare il desiderio di stare con i bambini e la passione per la bicicletta. Come ho detto per la montagna, il ciclismo è un altro sport che mi permette di liberare la testa e di restare con i miei pensieri, affrontando le cose con la giusta lentezza. Si tratta di un racconto di formazione che parla di un incontro tra un giovane bullo e un mingherlino gentile ed educato. Una sfida in bicicletta su una delle salite leggendarie del ciclismo mondiale.

Veniamo all’ultima fatica: il libro dedicato a Marco Anghileri, l’alpinista lecchese tragicamente scomparso due anni fa. Perché un libro su Butch?

Metto subito in chiaro una cosa: io e Marco non eravamo amici, ma ci conoscevamo molto bene. Ho seguito come giornalista tutta la sua carriera di atleta: dagli inizi come figlio d’arte e grande promessa alle prime imprese, dall’incidente che aveva rischiato di fargli abbandonare l’arrampicata alla rinascita, tanto che cinque anni fa avevo deciso di dedicare un libro alla sua figura. La scala dei sogni non racconta Marco solamente dal punto di vista sportivo, ma anche da quello umano. Per due terzi del volume mi sono concentrato sulla sua vita, mentre è solo terza parte che ho ricostruito la sua ultima scalata, che, tra l’altro, aspettava da vent’anni e per varie ragioni non aveva mai trovato il tempo di intraprendere. Per far questo mi sono molto documentato, parlando anche con coloro che lo avevano incontrato negli ultimi giorni e nelle ultime ore.

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