“Shahrazād” – “Il censimento dei radical chic” di Giacomo Papi. Provocatorio e allucinante: un’istantanea lucida che va vista in fretta

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LECCO – Edito da Feltrinelli, il nuovo romanzo di Giacomo Papi si intitola Il censimento dei radical chic, ha una copertina squillante e sta già facendo molto parlare di sé.

«Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show». Straniante fin dal suo incipit, il romanzo racconta una storia ai limiti dell’onirico: in un mondo apparentemente non dissimile dal nostro, le regole del buon senso, le convenzioni sociali, le acquisizioni culturali, bagaglio prezioso di secoli di storia, sono rovesciate. Visti come la maggiore minaccia esistente, gli intellettuali sono discriminati, perseguiti come criminali, esibiti nelle gabbie degli zoo come esemplari di una specie in via di estinzione («“Voi dovete proteggerli! I nostri intellettuali sono una risorsa,” urlava qualcuno»).

Espediente narrativo che attiva il meccanismo romanzesco, l’assassinio di Giovanni Prospero è soltanto il primo degli episodi di violenza nei confronti degli studiosi, che diventano vittime di ripercussioni popolari, di stragi rivendicate dalla Brigate Beata Ignoranza. In questa società distopica, il Primo ministro dell’Interno arriva a indire un censimento degli intellettuali, considerati “radical chic” («Gli intellettuali erano così impopolari, così unanimemente considerati inutili, che tutti avevano cominciato a chiamarli “radical chic”») e per questo schedati e registrati: «L’idea di istituire un registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic piacque a tutti. Il sondaggio televisivo raccolse una percentuale di Sì superiore all’87 per cento. La popolarità del Primo ministro dell’Interno schizzò a un livello mai raggiunto in un Paese occidentale». Sì, perché in un Paese che vuole dare voce al popolo, la cultura è considerata un trucco per far credere a una certa versione del mondo, una provocazione, una pretesa arrogante. Un vizio.

Ingenuo e a tratti incredulo, emerge nel romanzo il punto di vista di Olivia, la figlia di Giovanni Prospero, cuoca affermata, amante saltuaria, tornata a Milano dall’Inghilterra dopo aver ricevuto la notizia della morte di suo padre: «Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? Suo papà non era mai stato un “radical chic”, era un uomo prudente, meticoloso, quasi noioso, per niente radicale, e soprattutto non era affatto “chic”, si vestiva malissimo. Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza».

Condotta dal Primo Ministro dell’Interno, l’azione politica volta a dare voce al popolo consiste nel ripulire la società dai fantasmi illuministici e dalle reliquie culturali, utili solo a soggiogare il popolo e a farlo sentire inferiore all’élite: la Commissione per la Semplificazione della Lingua Italiana, affiancata da una  Sottocommissione per la Semplificazione Popolare della Sintassi, elabora e dà alle stampe il Nuovo dizionario delle parole abolite e la Nuova Grammatica.

Come si legge nelle note, anche il testo che il lettore si trova tra le mani «è stato revisionato in conformità del Decreto Legge 17 giugno n. 1728, “Provvedimenti in difesa della lingua italiana”» dall’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana nella figura del Funzionario Redattore Ugo Nucci (Frun), supervisionato dal Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco (II sez.). Ligio al dovere, Frun interviene nel testo espungendo le parole difficili ed emendando scrupolosamente gli intellettualismi, salvo farsene prendere un po’ la mano.

A partire dal frontespizio, il romanzo occupa lo spazio del libro e se ne impossessa del tutto, confondendo realtà e narrazione. Opera dai confini fluidi, Il censimento dei radical chic non si accontenta della finzione letteraria e si spinge là dove l’immaginazione tocca la realtà, fino a confondersi con essa.

Provocatorio, allucinante, satirico, divertente e inquietante, il nuovo romanzo di Giacomo Papi è spaventosamente attuale, un’istantanea lucida che va vista in fretta.

Claudia Farina

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L'autore di questo articolo

Claudia Farina

È la più piccola dei flâneurs, con una chioma ribelle e un sacco di sogni. Fin da bambina innamorata del racconto e delle parole, saltella tra una storia e l’altra, tra la pagina e la vita. Laureata in Lettere Moderne, è alla ricerca costante di nuove ispirazioni e di luoghi dove imparare. La tesi sulla narrazione nella musica di Wagner è stata un colpo di testa (e un colpo di fulmine!). Suona il clarinetto da (un po’ meno di) sempre, ama la musica, l’amicizia quella vera, la natura, lo stupore e la Bolivia, che porta nel cuore. Crede negli incontri che cambiano la vita e la rendono speciale, come quello con Il Flâneur! Pensa molto (forse, troppo). Le piace viaggiare e scoprire il mondo, fuori e dentro i libri. Nella scrittura si sente a casa ed è convinta che la cultura, passione ribelle, sia davvero in grado di cambiare il mondo.