“Una città per Manzoni”: a Lecco Michael F. Moore, autore della nuova traduzione americana de “I Promessi Sposi”

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LECCO – Un incontro che metterà al centro l’abilità di Alessandro Manzoni nel comporre un grande romanzo popolare e nel creare un nuovo linguaggio, immediato e moderno. A parlarne sarà Michael F. Moore, italianista e autore della più recente traduzione americana a “I Promessi Sposi”, per l’occasione in dialogo con il direttore Scientifico del Museo Manzoniano di Villa Manzoni Mauro Rossetto e con la docente al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna Paola Italia.

In programma per venerdì 12 maggio alle 18 a Villa Manzoni e dal titolo Una storia così bella: la nuova traduzione americana dei “Promessi sposi”, l’incontro si inserisce nel cartellone di Una città per Manzoni, manifestazione promossa dal Comune di Lecco e dal Sistema Museale Urbano Lecchese in occasione dei 150 anni dalla scomparsa del celebre autore milanese.

Figura di primo piano nel panorama dei traduttori, Michael F. Moore ha contribuito a far conoscere ai lettori statunitensi opere di autori italiani quali, tra gli altri, Italo Calvino, Alberto Moravia e Primo Levi. Curatore, come anticipato, della nuova edizione in lingua inglese de “I Promessi Sposi”, con il suo lavoro di traduzione Moore ha cercato, come sottolineano gli organizzatori dell’incontro, di restituire un clima, un’atmosfera: «così, nella traduzione di Moore, lo Sfregiato, uno dei “bravi” di Don Rodrigo, diventa Scarface, come il gangster interpretato da Al Pacino nel film di Brian de Palma, mentre Tira-dritto prende il nomignolo di Straight Shooter e l’Innominato è The Nameless One». Una traduzione che, stando alle anticipazioni, pare non sia stata semplice, realizzata parzialmente in Italia – tra il Lario e Milano – nel tentativo di comprendere meglio i luoghi al centro del romanzo.

Mauro Rossetto

«In realtà – precisa Rossetto – possiamo dire che lo stesso Alessandro Manzoni sia stato il primo traduttore di se stesso. Non dobbiamo infatti dimenticare come, dopo la prima stesura del romanzo, decida di scrivere in una lingua, il fiorentino, che dopo pochi mesi, in una lettera all’amico Claude Fauriel, confida di utilizzare con difficoltà per scrivere un romanzo, essendo una lingua che non ha mai parlato né scritto. La conferenza quindi racconterà il ruolo cruciale delle traduzioni per affermare il valore universale di un’opera letteraria, ma sarà  anche un’occasione per capire una professione poco nota ai non addetti ai lavori: quella del “traduttore” letterario. Fra il 1828 e il 1838 uscirono dodici traduzioni francesi, tre tedesche, due inglesi, due americane, due spagnole, e quelle in altri Paesi europei. Nella seconda metà dell’800 e nella prima del XX secolo le edizioni in lingua straniera raggiunsero una dimensione planetaria. Mi piace ricordare che il Museo Manzoniano di Lecco conserva ed espone molte di queste rare Prime edizioni, italiane e straniere, compresa quella tradotta in Inghilterra da un sacerdote londinese, che venne poi commercializzata anche a New York».

L’incontro è a ingresso libero.

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