“I Re Nudi”: buona anche la seconda. Alla Taverna ai Poggi un concerto intimo, alla scoperta di tre giovani cantautori

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LECCO – Il primo appuntamento di una nuova rassegna ha sempre buone probabilità di riuscita: non porta con sé aspettative esagerate e può contare sulla voglia di novità e sulla curiosità del pubblico, soprattutto in una città che offre ancora troppo poco e che quello che propone (a volte anche di buona qualità) non sempre lo sa comunicare. Ma per le seconde volte il discorso si complica: il rischio di delusione è dietro l’angolo, specie dopo il successo del primo atto, che inevitabilmente alza l’asticella delle aspettative. Questi i timori per la seconda serata de I Re Nudi, rassegna dedicata alla musica d’autore organizzata da Taverna ai Poggi, Crams, HDstudio e C’esco e che, dopo le piacevoli atmosfere del concerto di apertura (qui l’articolo), giovedì 8 novembre ha portato alla Taverna ai Poggi il secondo, atteso appuntamento.

Una serata che, almeno per quanto riguarda l’affluenza e il rapporto artisti-pubblico, è stata invece, e addirittura, superiore alla precedente: un numero di spettatori nettamente aumentato, con persone in piedi ad assistere alle esibizioni e un rigoroso e a volte stregato silenzio che ha accompagnato le performance dei cantautori. Cosa, si sa, molto rara in un locale con un’atmosfera conviviale.

A continuare a convincere è stata, sicuramente, la scelta degli ospiti: soprattutto giovani musicisti del territorio (con qualche lodevole eccezione), che hanno dimostrato un talento a volte ancora acerbo ma indubbiamente sorprendente. Tre, come impone il format, gli artisti che si sono esibiti nella serata di giovedì: una formula confermata e che ha visto alternarsi al microfono Tommaso Intrieri, Gaia Banfi e la cantautrice di Rho SUE. Dopo i brani dai temi sociali e contemporanei che hanno dominato la prima serata, giovedì 8 l’attenzione si è spostata più su tematiche personali: i microcosmi individuali dei cantautori sono stati, come spesso accade, un modo per parlare di problematiche universali, quali solitudine, perdita, distacco e anche liberazione.

Ph. @ Niccolò Banfi

Si conferma come uno degli artisti più interessanti della rassegna, almeno sinora, Tommaso Intrieri, che già due settimane prima aveva convinto in particolar modo dal punto di vista vocale, con un timbro che indubbiamente resta impresso. Durante la sua seconda esibizione a I Re Nudi è sembrato ancora più a suo agio e sicuro, proponendo anche pezzi nuovi, capaci di mettere in luce una maggiore maturità nella scrittura. Interessante, a tal proposito, la canzone dedicata a Van Gogh: un brano nel quale presenta l’universo tormentato e allo stesso tempo ingenuo di un artista alla ricerca di una impossibile normalità, impegnato nell’innocente dono all’amata del suo orecchio amputato. Questo in una canzone che affronta, interpretando il pensiero dell’artista olandese, il rapporto atavico tra amore e morte, autodistruzione e vita.

Ph. Niccolò Banfi

Talento indiscutibile, vista la sua giovanissima età (classe ’98), Gaia Banfi, che nel corso della serata ha proposto diversi pezzi accompagnata dal pianista Piermario Caporaso. La cantante si è esibita in un repertorio sicuramente raffinato, capace di spaziare tra influenze jazz e canzone d’autore, il tutto con una voce particolare e fortemente riconoscibile. Una ricercatezza musicale, la sua, che ha creato un piacevole contrasto con testi che, invece e in maniera mai banale, rispecchiano le esperienze, la forte creatività e l’esigenza espressiva tipiche dei vent’anni. Un mix di sicuro effetto, molto apprezzato anche dal pubblico della taverna.

Ph. Niccolò Banfi

Terza artista a esibirsi è stata, infine, Susanna Cisini in arte SUE, la più esperta del trio. Supportata dalla chitarra di Marco Nava, SUE ha presentato i pezzi del suo primo disco solista, Strane Intuizioni. Alcuni di questi brani sembrano essere la logica conseguenza della sua attività di educatrice, in quanto in grado di parlare di questioni complesse con parole semplici e accessibili a tutti. SUE ha forse raggiunto il suo punto più alto con Che tempo c’è, un brano agrodolce che racconta con vena poetica il fluire del tempo, dei giorni e delle stagioni. Una canzone, questa, che ha toccato con un filo di disillusione una tematica molto frequente nella storia della canzone e per questo rischiosa, senza per nulla sfigurare. Proprio a SUE è toccato chiudere la serata con un pezzo giocoso dedicato all’alienazione lavorativa e alla necessità di uscire le sere del fine settimana, unico momento in cui essere se stessi e sentirsi finalmente liberi. Una sorta, verrebbe da dire, di springsteeniano Out in the street, ma questa volta con protagonista un’impiegata d’ufficio.

Daniele Frisco

Ph. @ Niccolò Banfi

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L'autore di questo articolo

Daniele Frisco

È il flâneur numero uno, ideatore e cofondatore del giornale. Seduto ai tavolini di un qualche bar parigino, lo immaginiamo immerso nei suoi amati libri, che colleziona senza sosta e che non sa più dove mettere. Appassionato di Storia e, in particolare, di Storia culturale, è un inarrestabile studente (!): tutto è per lui materia da conoscere e approfondire. Laurea? Quale se non Storia del mondo contemporaneo?! Tesi? Un malloppo sul multiculturalismo di Sarajevo nella letteratura, che gli è valso la lode. Travolto da un vortice di lavori – giornalista, insegnante di Storia, istruttore del Basket Lecco – tra una corsa di qua e una di là ama perdersi nel folk-rock americano, nei film di Martin Scorsese e di Woody Allen, nella letteratura mitteleuropea e, da perfetto flâneur, nelle strade della cara e vecchia Europa. Per contattarlo: daniele.frisco@ilflaneur.com