“Stay hard, stay hungry, stay a-LIVE”
“Radio Flâneur” in tour con Springsteen. #5: Roma

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«Per quasi quattro ore chi era al Circo Massimo ha avuto la sensazione di poter scacciare veramente ogni paura, ogni timore o problema e sentirsi solamente “prisoner of rock and roll” come quel ragazzo del New Jersey che con una chitarra al collo sembra offrire sicurezza e dare concretezza ai nostri desideri più reconditi». Quinto e penultimo appuntamento con Stay hard, stay hungry, stay a-LIVE, il nostro tour per l’Europa insieme a Bruce Springsteen. Dopo i racconti di Barcellona, Monaco di Baviera e delle due date milanesi, oggi tocca alla tappa romana. Non «un semplice concerto rock, ma qualcosa di più profondo e viscerale, un rito di purificazione collettiva, di discesa al Fiume e di risalita»…

“PLAY ME YOUR SERENADE…”

Roma, Circo Massimo

16 luglio 2016

Quando assistiamo ai tuoi concerti il mondo sembra davvero un posto migliore”: con queste parole si chiudeva la recensione della seconda serata di Milano dello scorso 5 luglio e con queste parole, con questo concetto, possiamo ripartire per cercare di raccontare quanto accaduto nella magica notte del Circo Massimo di Roma. In un mondo sconvolto nuovamente da stragi, attentati e disastri di ogni genere e natura, potrebbe apparire fuori luogo entusiasmarsi così tanto per un concerto rock, ma il messaggio lanciato da Springsteen sul palco romano è proprio questo: le canzoni non possono eliminare il dolore, i  disordini o le “città piene di perdenti da cui scappare”, ma possono aiutare a scacciare le paure e a ricaricare le batterie prima di tornare alla vita di ogni giorno, al nostro quotidiano peregrinare alla ricerca di quella famosa “terra di sogni e speranze” che nonostante tutto merita di essere raggiunta, viaggiando su un treno, un’auto o quello che ci pare. Non c’è rassegnazione nelle canzoni del Boss, non c’è mai stata, nemmeno nelle storie più cupe raccontate dal rocker americano: al contrario, i suoi brani e i suoi concerti – e quello al Circo Massimo ne è stata l’ennesima dimostrazione – rappresentano la possibilità concreta di mettere da parte per qualche ora i cattivi pensieri, i fantasmi che ci attanagliano e le preoccupazioni con cui siamo costretti a convivere da tempo, staccare la spina anche solo per qualche ora dal terrore e dalla brutalità umana, consapevoli che se non possiamo eliminarli del tutto, possiamo però cantarci sopra e fare scorta di tutta la felicità possibile, prima di tornare con i piedi per terra e ricominciare a combattere e a resistere “for a place to stand.

@ Matteo Manente

@ Matteo Manente

Così quello di Roma non diventa soltanto un semplice concerto rock, ma qualcosa di più profondo e viscerale, un rito di purificazione collettiva, di discesa al Fiume e di risalita, un percorso di rigenerazione e di rinascita fondamentale, anche se dura solo lo spazio di qualche ora. La cornice del Circo Massimo gremito di fans è eccezionale, così come il colpo d’occhio dal palco dev’essere di quelli che non capitano tutti i giorni: per questo motivo il Boss non può cominciare come se nulla fosse e infatti, poco prima dell’inizio, compaiono sul palco alcuni leggii che, per i più attenti, riportano alla mente la magia di quella New York City Serenade suonata tre anni fa all’Ippodromo delle Capannelle. Sembra impossibile che una cosa del genere si possa ripetere, ma siamo a un concerto di Bruce Springsteen e infatti, tempo qualche minuto, l’inimmaginabile puntualmente accade: “Billy, he’s down by the railroad tracks…”, con gli archi della Roma Sinfonietta Orchestra che si intrecciano perfettamente alle note di pianoforte di Roy Bittan e alla voce di Bruce Springsteen, regalando un’esecuzione da brividi mentre il sole scende lentamente dietro il palco che chiude l’enorme spianata del Circo Massimo. “È bello essere nella città più bella del mondo – esclama Springsteen dopo aver iniziato un concerto rock con un brano lento di oltre 13 minuti – daje Roma”: il Boss sa come caricare i 60.000 che affollano il Circo Massimo, che esplodono letteralmente sulle note di Badlands e di Summertime Blues. L’intensità cresce ancora con la lunga sequenza di brani tratti da The River, circostanza che fa quasi sperare nell’ennesimo miracolo: suonate una dietro l’altra, The ties that bind, Sherry Darling, Jackson cage, Two hearts, Independence day, Hungry heart e Out in the street danno per qualche minuto l’impressione che Bruce voglia proporre tutto l’album The River, ma l’illusione si infrange quando vengono esaudite le richieste di due cartelli pescati tra il pubblico delle prime file: Boom boom e Detroit Medley incendiano l’incendiabile, così come You can look (but you better not touch) e Death to my hometown mantengono alta la temperatura di una serata che sembra promettere grandi cose.

@ Matteo Manente

@ Matteo Manente

Tanta è l’empatia e il coinvolgimento che si crea tra Springsteen il suo pubblico durante i brani più ritmati, altrettanta e sempre sorprendente è la capacità del Boss di zittire in un attimo le 60.000 voci presenti prima di scaraventargli  in faccia la durezza e l’essenzialità delle paure e dei fantasmi di The ghost of Tom Joad: esecuzione acustica perfetta e brividi che proseguono anche sulla successiva The River ma soprattutto sulla splendida Point Blank, cavalcata ipnotica che ogni volta sa colpire dritto dove serve, “right between the eyes”. Con The promised land, Working on the highway, Darlington county e Bobby Jean si viaggia sul sicuro e quasi col pilota automatico, ma l’ennesima impennata di un concerto davvero fenomenale arriva con un’altra doppietta capace di sciogliere anche gli animi dei rocker più duri: Tougher than the rest – cantata da Bruce in coppia con la moglie Patti Scialfa – e Drive all night mettono a tappeto i rimasugli di lucidità rimasta in corpo, facendo decollare ed esplodere sogni, sentimenti, amori e rimpianti in un colpo solo! La chiusura del main set è affidata come di consueto a Because the night, The Rising e Land of hope and dreams, dedicata per l’occasione da Bruce alle vittime della strage di Nizza.

Come a Milano pochi giorni prima, anche a Roma l’apertura dei bis è affidata al capolavoro che risponde al nome di Jungleland: esecuzione magnifica, che spiana la strada alla lunga maratona del finale di concerto, dove non si registrano particolari scossoni rispetto a quanto visto e sentito in questo The River Tour: Born in the USA, Born to run, Ramrod, Dancing in the dark, Tenth Avenue freeze-out e l’interminabile Shout congedano l’E Street Band, mentre Springsteen, armato di chitarra acustica e armonica, torna sul palco per salutare i presenti con l’inconfondibile Thunder Road: è l’epilogo dell’ennesimo trionfo musicale, una serata che ancora una volta ha dispensato emozioni a non finire; alla fine saranno 3 ore e 52 minuti di show e 34 canzoni in scaletta, con Bruce visibilmente soddisfatto che ringrazia tutti per il supporto dimostrato negli anni a lui, alla band e alla loro musica. Per ringraziare i fans non c’era modo migliore che regalare loro una lunga e interminabile serenata romana, aperta sulle note di una ballata metropolitana come New York City Serenade e conclusa con l’invito ad abbandonare la città dei perdenti cantata in Thunder Road; in mezzo ben 12 storie tratte dalla saga del Fiume e altre grandi canzoni, tra ballad romantiche e brani più spigolosi che raccontano i nostri tempi di crisi e incertezza. Per quasi quattro ore chi era al Circo Massimo ha avuto la sensazione di poter scacciare veramente ogni paura, ogni timore o problema e sentirsi solamente “prisoner of rock and roll” come quel ragazzo del New Jersey che con una chitarra al collo sembra offrire sicurezza e dare concretezza ai nostri desideri più reconditi. Forse è davvero solo rock and roll, ma ci piace davvero così com’è e aiuta effettivamente a stare meglio, a essere forti, vivi e a resistere in questa “dura terra” che non sembra ancora trovare la pace e la tranquillità che dovrebbe avere e garantire a tutti: per una volta di più, quindi, vale il verso “stay hard, stay hungry, stay alive!”.  

@ Matteo Manente

@ Matteo Manente

Questa la scaletta eseguita al Circo Massimo di Roma il 16 luglio 2016.

Setlist: NEW YORK CITY SERENADE / BADLANDS / SUMMERTIME BLUES / THE TIES THAT BIND / SHERRY DARLING / JACKSON CAGE / TWO HEARTS / INDEPENDENCE DAY / HUNGRY HEART / OUT IN THE STREET / BOOM BOOM / DETROIT MEDLEY / YOU CAN LOOK (BUT YOU BETTER NOT TOUCH) / DEATH TO MY HOMETOWN / THE GHOST OF TOM JOAD (Acoustic) / THE RIVER / POINT BLANK / THE PROMISED LAND / WORKING ON THE HIGHWAY / DARLINGTON COUNTY / BOBBY JEAN / TOUGHER THAN THE REST / DRIVE ALL NIGHT / BECAUSE THE NIGHT / THE RISING / LAND OF HOPE AND DREAMS

Encore: JUNGLELAND / BORN IN THE USA / BORN TO RUN / RAMROD / DANCING IN THE DARK / TENTH AVENUE FREEZE-OUT / SHOUT / THUNDER ROAD (Acoustic)

Matteo Manente

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