Taverna ai Poggi:
serata da tutto esaurito per l’ultimo appuntamento dell’anno con “I Re Nudi”

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LECCO – Che si trattasse di una serata diversa rispetto al solito è stato evidente già dalla partenza: locale tutto esaurito, tavoli pieni e numerose persone in piedi in attesa di assistere al quarto appuntamento dei I Re Nudi, la rassegna musicale promossa dalla Taverna ai Poggi, da HDstudio, C’esco e Crams. Senza ombra di dubbio, il concerto più atteso della prima parte della kermesse: una serata, quella di giovedì 13 dicembre, che ha visto esibirsi alla Taverna lecchese musicisti appartenenti a tre diverse generazioni, ossia i Sulutumana, Sara Velardo e C’esco e i musicanti di Brahma.

Se nei concerti precedenti si è dato molto spazio al cantautore e alla sua composizione, con gli artisti che si sono alternati e raccontati al microfono, nel live di giovedì 13 la presenza di una band come i Sulutumana ha, per forza di cose, cambiato leggermente il format della manifestazione e ha visto i musicisti suonare i propri pezzi uno dopo l’altro, con il rischio, però, di perdere un po’ di quel rapporto artista/pubblico che è stato vincente negli appuntamenti precedenti. Un pericolo, questo, che sin dalle prime battute è sembrato scongiurato, nonostante la presenza di un’audience decisamente maggiore. Il pubblico ha infatti impiegato poco tempo per capire lo spirito della manifestazione e ha assistito alle esibizioni con il caratteristico silenzio che ormai è marchio di fabbrica de I Re Nudi.

Venendo alle performance artistiche, non si può non partire dall’esibizione più attesa: quella dei Sulutumana. Presente in formato ridotto – con Gian Battista Galli alla voce e fisarmonica, Francesco Andreotti alle tastiere e Nadir Giori al basso – il gruppo è entrato sin da subito in sintonia con il contesto grazie anche all’esecuzione del brano Vadavialcù, il cui video è stato girato proprio alla Taverna. Un pezzo che ha confermato i Sulutumana degni eredi della canzone d’autore lombarda, con evidenti richiami anche al teatro canzone di gaberiana memoria. Il concerto è poi proseguito con altri brani tratti dall’omonimo album Vadavialcù: da Alter ego, durante il quale Galli ha coinvolto il pubblico nell’allegro e trascinante coro, a Una scusa per vivere, fino ad arrivare alla notevole L’isola misteriosa. Un pezzo, quest’ultimo, che propone atmosfere da sempre congeniali alla formazione e che lascia il segno per la sua profondità, tutta giocata sul desiderio di vento in faccia, di avventura per voltare pagina, per ricominciare oppure, più semplicemente, per tornare a essere se stessi, in una sorta di nuova rinascita. Il tutto utilizzando la metafora del viaggio via mare per raccontare la complessità e l’indeterminatezza della vita. Ma non solo pezzi nuovi della band: spazio, infatti, anche ad altre canzoni del repertorio, tra cui l’intensa Il Temporale, la poetica Per Mano e Lo spaventapasseri, durante la quale il pubblico ha quasi accompagnato Galli sussurrando il testo in un canto appena accennato, quasi a voler rispettare l’interpretazione dell’artista e non rovinare l’atmosfera. Chiusura di concerto, poi, con due classici come la natalizia La conta che si canta e la nostalgica Liberi Tutti, che ha coinvolto un’altra volta tutti i presenti nel ritornello finale.

A esibirsi prima dei Sulutumana sono stati, però, C’esco e musicanti di Brahma e Sara Velardo. Il gruppo guidato da Francesco Bertoletti si è esibito, qui, con una formazione a quattro composta dallo stesso C’esco (Voce), da Alberto Freddi (Violino), da Tommaso Intrieri (Chitarra) e da Emanuele Panzeri (Bouzouki) e ha eseguito quattro pezzi tra cui due inediti: L’odore delle cose e L’uomo invisibile. Di particolare interesse Orbitante, delicata ballata dedicata alla luna e che affronta un tema classico di musica, arte e letteratura, il tutto in un pezzo dalle atmosfere rarefatte e raffinate.

Una grande sorpresa è stata, poi, la cantautrice Sara Velardo, che, accompagnata solamente dalla sua chitarra, ha stregato i presenti alternando sapientemente profondità e leggerezza intelligente. Hanno convinto in particolare le sue canzoni in calabrese, in grado di raccontare l’amore, il peccato, l’attrazione, l’abbandono con storie in bilico tra passato e presente, tradizione e modernità. Da citare l’esecuzione di ‘Ndrangheta, pezzo che è valso alla cantautrice il premio Musica contro le mafie.

Una serata intensa e che si è conclusa con tutti i musicisti insieme nel finale dell’esibizione dei Sulutumana: un festoso arrivederci al 2019 per l’apprezzata rassegna de I Re Nudi.

Daniele Frisco

 

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L'autore di questo articolo

Daniele Frisco

È il flâneur numero uno, ideatore e cofondatore del giornale. Seduto ai tavolini di un qualche bar parigino, lo immaginiamo immerso nei suoi amati libri, che colleziona senza sosta e che non sa più dove mettere. Appassionato di Storia e, in particolare, di Storia culturale, è un inarrestabile studente (!): tutto è per lui materia da conoscere e approfondire. Laurea? Quale se non Storia del mondo contemporaneo?! Tesi? Un malloppo sul multiculturalismo di Sarajevo nella letteratura, che gli è valso la lode. Travolto da un vortice di lavori – giornalista, insegnante di Storia, consulente storico e istruttore del Basket Lecco – tra una corsa di qua e una di là ama perdersi nel folk-rock americano, nei film di Martin Scorsese e di Woody Allen, nella letteratura mitteleuropea e, da perfetto flâneur, nelle strade della cara e vecchia Europa. Per contattarlo: daniele.frisco@ilflaneur.com