RADIO FLÂNEUR – “Riaccolti” dei Modena City Ramblers.
Vent’anni dopo “Raccolti”, i MCR tornano al live acustico

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Siamo tutto quello che abbiamo raccolto”: vent’anni dopo l’iconico e comunque insuperabile Raccolti, i Modena City Ramblers pubblicano un live acustico intitolato volutamente Riaccolti, una quindicina di brani più un inedito che spaziano qua e là nell’ormai vasta discografia della band emiliana, dando maggior spazio alle canzoni scritte negli ultimi dieci-quindici anni ed evitando quasi del tutto di riproporre quanto già suonato vent’anni fa al Sisten Irish Pub di Novellara.

Registrato nel mitico studio Esagono di Rubiera – casa del suono per molti album dei MCR e al quale lo stesso gruppo dedicò nel 2011 la canzone Il posto dell’airone, non per niente riproposta in apertura di concerto – Riaccolti fotografa una live-band che ha fatto dei concerti dal vivo un proprio marchio di fabbrica e che ancora una volta si è dimostrata capace di spaziare con facilità dalla tipica dimensione folk delle piazze a situazioni acustiche molto più intime, senza perdere per questo la forza delle proprie canzoni.

In questo caso la dimensione acustica permette di regalare a tutte le canzoni presenti in scaletta una veste completamente nuova e per certi versi inedita, che in alcuni casi fa emergere lati nascosti di canzoni ascoltate più e più volte: tra queste, una menzione particolare spetta ad Altri mondi – originariamente un pezzo rock pubblicato nel 2004 in Viva la vida, muera la muerte – e Oltre la guerra e la paura, brano contenuto in Dopo il lungo inverno del 2006, ma sempre fin troppo attuale per la tematica di muri e intolleranze fra popoli confinanti che affronta. Nonostante i pochi brani pescati dal repertorio più storico dei Modena, il disco risulta molto godibile e soprattutto curatissimo negli arrangiamenti studiati ad hoc per questa circostanza: i delinqueint ed Modna, per citare un loro vecchio classico, ci sanno fare con gli strumenti e anche stavolta ne hanno dato piena dimostrazione, rivestendo tutte le canzoni con nuovi arrangiamenti acustici figli di un lavoro meticoloso, preciso, attento ma sempre pieno di passione.

E poi, fattore per nulla trascurabile nell’economia dell’ascolto dell’album, c’è la qualità sempre altissima delle loro canzoni, che anche se rallentate nei ritmi tipicamente folkeggianti riescono anche in questa occasione a trasmettere con grande pathos verso chi le ascolta il messaggio delle storie raccontante nei testi. A partire dai classici In un giorno di pioggia, Ebano o I cento passi dedicata a Peppino Impastato – eseguite tutte in un’inedita versione acustica molto riuscita – riemergono dal passato più o meno remoto del gruppo alcune perle sempre troppo poco suonate, come una versione meno alcolica de Le lucertole del folk (originariamente contenuta in La grande famiglia del 1996) e una superba e ancor più tagliente Radio Tindouf, ripescata da quel piccolo grande capolavoro che è Terra e libertà (anno di grazia 1997).

Tra le composizioni più recenti della band, spiccano invece la storia di accoglienza e integrazione cantata in Pasta nera (da Niente di nuovo sul fronte occidentale del 2013), una versione meno barricadera di Mia dolce rivoluzionaria (incisa nel 2006 in Dopo il lungo inverno), un’ottima e ancor più sanguigna Libera terra (tratta da Onda libera del 2009) e la più recente Volare controvento (tratta dall’ultimo disco in studio, Mani come rami, ai piedi radici del 2017). Nel nuovo live trova posto anche la storia partigiana de Al pivarol c’al vin dal ciel (cantata in Battaglione Alleato nel 2012), la ballad intimistica Seduto sul tetto del mondo (dall’omonimo Sul tetto del mondo del 2011) e la trasognante e conclusiva Specchio dei miei sogni, che qui ricopre il ruolo di non semplice che ai tempi di Raccolti fu di Ninnananna: un compito non semplice per la ballata che nel 2011 chiudeva Sul tetto del mondo, ma la canzone si difende alla grande con uno dei testi migliori mai composti dai Modena in tema di canzoni d’amore.

A completare un bel live con tanto di DVD incluso nella confezione in digipack e realizzato grazie a una riuscita campagna di crowdfunding, c’è pure l’inedito Riaccolti che dà il titolo all’intero lavoro: una fotografia sulla storia di un gruppo che ha segnato la musica combat folk italiana degli ultimi venticinque anni. Riaccolti, che solo nel titolo e nella dimensione acustica richiama il precedente Raccolti, è l’aggiornamento a vent’anni di distanza dello stato di forma dei Modena City Ramblers, un’ottima fotografia sul gruppo nella sua nuova line-up, oltre che la testimonianza di una performance di livello da parte di una band che si è evoluta ed è cambiata parecchio nel corso degli anni: vent’anni dopo e migliaia di concerti alle spalle, si può dire una volta di più che veramente “siamo tutto quello che abbiamo raccolto”… e i Modena in oltre venticinque anni di strada e di percorso artistico condotto sempre a testa alta e schiena dritta hanno seminato e raccolto (e riaccolto!) frutti davvero preziosi.

Matteo Manente

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