“Terra & Pace”: i Luf e Priviero cantano la Grande Guerra. La recensione

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LECCO – Quando la Storia si fa Musica e la Musica diventa Racconto, Testimonianza ed Emozione, allora siamo di fronte a qualcosa di importante, che esige la nostra attenzione: in questo caso si tratta di “Terra & Pace. 1915-2015: cent’anni di gratitudine”, il nuovissimo album realizzato dai Luf insieme al cantautore e rocker Massimo Priviero, in uscita in questi giorni e presentato lo scorso 8 novembre in un concerto congiunto tenuto al Teatro Creberg di Bergamo.

Foto @ Matteo Manente

Foto @ Matteo Manente

Due artisti, i Luf e Priviero, che in passato avevano già collaborato nei rispettivi lavori discografici, che già si conoscevano e che ben sapevano di essere accomunati da quel sano interesse a raccontare piccole storie indissolubilmente legate alla grande Storia, quella con la “esse” maiuscola studiata sui libri di scuola. Il pretesto per questa nuova e decisamente più compiuta collaborazione, sfociata appunto nel disco “Terra & Pace”, è stato il centenario della Grande Guerra, quella del ’15-’18, che nell’immaginario collettivo di molti è spesso legata alle vicende eroiche degli alpini italiani. E proprio i canti degli alpini sono al centro della nuova produzione dei Luf e di Priviero: «L’idea di questo disco – scrivono i musicisti nelle note interne al disco – è nata, come le cose più belle, davanti ad un piatto di polenta! Il buon Tino Mazzoleni ha buttato la farina, i Luf l’hanno cucinato con affetto in quest’estate che non c’è stata, Massimo Priviero ha aggiunto il pepe della sua voce. Eccolo servito. Il nostro è solo un piccolo gesto di gratitudine a chi, per darci la pace, ha sofferto la guerra».

Grazie al connubio tra la voce graffiante di Massimo Priviero e gli arrangiamenti folk in tipico stile Luf, il disco suona splendidamente ed è il giusto pretesto per passare in rassegna alcuni dei più celebri canti degli alpini, presentati in una nuova veste musicale: da “Sul cappello” a “Ta pum”, da “O Gorizia, tu sei maledetta” a “Era una notte che pioveva”, l’album snocciola brani celebri e meno noti del repertorio delle penne nere, come “La tradotta”, “Addio mia bella addio” e “O Angiolina, bela Angiolina”, fino ad arrivare alla quasi inedita “In cima al Tonale, bim bum bam”, di cui esisteva soltanto una strofa e che per l’occasione è stata completata e musicata da Dario Canossi, voce e “capo-branco” dei Luf.

Terra&Pace_CopertinaI nuovi arrangiamenti, che fanno viaggiare il disco ai livelli delle mitiche “Seeger Sessions” di Springsteen, trascinano l’ascoltatore in un viaggio della memoria, in un clima di “delicata festosità”, trascinante ma al tempo stesso rispettoso del dolore che celano i testi di quelle canzoni senza tempo. Difficile non immedesimarsi anche solo per un momento con il dramma vissuto dai tanti ragazzi costretti a vivere per anni nel fango delle trincee sul Carso o tra i ghiacci e le nevi del Tonale o dell’Alta Valtellina, in una guerra di logoramento che non sembrava mai finire.

A completare la scaletta di “Terra & Pace”, altri quattro brani, due dei Luf e due di Priviero: il collettivo folk ha giustamente optato per inserire nel disco la sua commovente “Fiore amore disertore”, tratta da “Paradis del diaol” del 2007, e “Barbos barbel barbù”, dal precedente album “Mat e Famat”. Il rocker di origine veneta, invece, ha scelto la struggente ballata “La strada del Davai”, scritta nel 2006 per il disco “Dolce resistenza” e inerente alla ritirata degli alpini in Russia, oltre che una rilettura del tradizionale “Il testamento del capitano”. L’obiettivo è quello di ricordare i cent’anni dallo scoppio di una guerra definita dall’allora pontefice Benedetto XV come “inutile strage”, un conflitto di proporzioni mondiali che la musica contenuta in “Terra & Pace” celebra ed onora nel miglior modo possibile.

Matteo Manente

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