ARCHIVIO – “Capire la storia del cinema”: è il turno di “Mulholland Drive” di David Lynch

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mulholland_drive-2_modificato-1LECCO – Quinto approfondimento dedicato al grande David Lynch con Capire la storia del cinema. A finire sotto la lente d’ingrandimento del corso realizzato dall’associazione Dinamo Culturale sarà, questa volta, uno dei capolavori assoluti del cinema del nuovo millennio, tanto da essere definito dalla redazione cultura della BBC il miglior film del XXI secolo. Stiamo parlando di Mulholland Drive, pellicola del 2001 vincitrice del premio della giuria al festival di Cannes dello stesso anno.

Nella serata di mercoledì 11 gennaio alle 21, come sempre presso il Laboratorio Aperto del Centro Polifunzionale di Lecco, sarà il critico cinematografico e vicedirettore della rivista online spietati.it, Luca Pacilio, a condurre i partecipanti alla scoperta di un film di Lynch che, forse più di tutti, ha suscitato interrogativi irrisolti e interpretazioni fantasiose. Nato come pilot di una serie TV per l’ABC e rifiutato dalla stessa casa di produzione, grazie all’abilità del regista Mulholland Drive si trasforma in un angosciante viaggio tra sogno e realtà. Numerose le tracce e gli indizi intriganti disseminati durante lo svolgimento e che paiono perfetti per un primo episodio di una serie, ma che diventano ancora più affascinanti in un film dove è difficile stabilire il confine preciso tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

E poi, come se non bastasse, un serie di personaggi inquietanti, come nella migliore tradizione del regista. «Due trentenni – si legge infatti su Il Morandini –  una bionda e una bruna, amiche, amanti e nemiche; un regista che prepara un film che non s’ha da fare; un teatrino che si chiama Silenzio; una piccola folla di mafiosi, avventori, vicine di casa impiccione, veggenti, ex bellezze sinistre; una strada come titolo (porta in novanta minuti all’oceano); una scatola blu che, aperta, fa ricominciare la storia da capo, rivelando il sommerso, il rimosso, l’inconscio. È come Strade perdute, e ancor più intriso di una dimensione onirica (1ª parte); affollato da personaggi alla Twin Peaks. Pur con risvolti burleschi e flash allucinati, per un’ora l’azione appare lineare, ma poi si trasforma in un labirinto angoscioso e sensuale, intriso di pulsioni di morte e di invidia isterica, terribile nei suoi rigurgiti di violenza fredda, governato da una regia che usa le carrellate per creare suspense e mistero».

L’ingresso è libero.

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