“Cinebox”
“Collateral Beauty” di Frankel, dramma hollywoodiano che non convince

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collateral beauty locandinaTitolo: COLLATERAL BEAUTY 

Regia: David Frankel

 Cast: Will Smith, Edward Norton, Kate Winslet, Michael Peña, Keira Knightley.

 Genere: Drammatico

 Nazione: Usa

 Anno: 2016

 Durata: 97 min.

 Formato: colore

 Sceneggiatura: Allan Loeb

Produzione: PalmStar Media, Likely Story, Anonymous Content, Overbook Entertainment, Village Roadshow Pictures, RatPac-Dune Entertainment.

Collateral beautyRECENSIONE: Fiacco dramma hollywoodiano infarcito di buoni propositi e di profonde tematiche solo sulla carta, a neanche due settimane dall’inizio dell’anno Collateral Beauty prenota già un posto d’onore tra i flop del 2017. Protagonista Will Smith, che tocca probabilmente il punto più basso della sua carriera e che conferma di essere in una fase decisamente involuta, quantomeno dal punto di vista delle scelte artistiche. A New York un manager pubblicitario perde tragicamente la figlia di sei anni e da quel momento entra in un tunnel di desolazione e sconforto. Preoccupati per lui, gli amici cercheranno di aiutarlo attraverso un piano estremo. Frankel si avvale di un cast pieno zeppo di star e che tuttavia risulta palesemente sprecato, da Edward Norton a Kate Winslet fino a Helen Mirren. Una parata (inspiegabile) di divi non basta a dare senso a una pellicola che vive di momenti stucchevoli, banalità irritanti e sequenze inutilmente enfatiche. Nulla funziona in questo settimo lungometraggio del regista newyorchese, dove il benché minimo spunto narrativo viene annientato sul nascere e dove alcune dinamiche di base risultano più che discutibili. Collateral Beauty vorrebbe parlare d’amore e di morte, del tempo e della vita, senza averne le capacità e rendendo insostenibili anche gli snodi più elementari, con personaggi confusi, un po’ come gli stessi attori. Mancando le fondamenta di una  sceneggiatura solida, Collateral Beauty si propone come un film fintamente ambizioso e per questo ancor più seccante, esempio lampante di quanto sia pericoloso e delicato trasporre al cinema il dramma di un dolore intimo e personale rischiando di cadere, come in questo caso, nella più bieca retorica.

VOTO: 1/5

Davide Sica
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L'autore di questo articolo

Davide Sica