ARCHIVIO – L’animazione dipinta, una corrente neopittorica nel cartoon italiano
Se ne parla al corso “Capire la storia del cinema”

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animazione dipintaLECCO – «Che cosa significa che, in una società dello spettacolo e in una cultura dominate dall’esigenza di esibirsi, dei cineasti lavorino a proprie spese e rigettino la logica della celebrità e dell’arricchimento? Che, in una comunicazione che inghiotte politica, cronaca, sport, economia, degli artisti sganciati l’uno dall’altro ma mossi da uno stesso impulso s’incaponiscono a creare prodotti che richiedono intelligenza per essere gustati? Che, nel contemporaneo delirio di elettronica e d’informatica, gli stessi artisti ritornino alle tecniche originarie della pittura e del disegno oppure pieghino il pixel alle esigenze originarie della gouachet?».

Queste le domande che si pone lo storico dell’animazione Giannalberto Bendazzi nella prefazione del saggio L’animazione dipinta. La corrente neopittorica del cartoon italiano, scritto dalla critica d’arte Priscilla Mancini. Un volume che indaga l’esistenza di una corrente neopittorica all’interno del cinema d’animazione e di cui si parlerà durante il prossimo appuntamento con il corso Capire la storia del cinema, in programma per mercoledì 29 marzo alle 21 (al Laboratorio Aperto! del centro polifunzionale di Lecco).

Una serata, quella di mercoledì, che avrà per protagonista proprio l’autrice del libro, un tempo allieva di Bendazzi e oggi prima studiosa ad aver dato corpo e seguito all’intuizione che fu del maestro, occupandosi in modo specifico e approfondito proprio di questa corrente del cinema animato, al crocevia fra pittura, cinema, video arte e poesia.

L’appuntamento lecchese sarà, quindi, un’occasione per approfondire il cinema d’animazione indipendente italiano dal 1911 al 1949 e per ricercarvi all’interno le possibili radici di una corrente neopittorica contemporanea. Nomi eccellenti del cinema animato italiano – da Roberto Catani a Ursula Ferrari, da Simone Massi a Gianluigi Toccafondo – saranno indagati nel corso dell’incontro: figure che, nella visione della Mancini, risultano essere accomunate dalle tecniche artigianali, da alcune tematiche condivise, in molti casi dalla provenienza geografica (la “scuola di Urbino”) e dalla scelta di operare fuori da un mercato industrializzato come quello dell’animazione, prediligendo la sperimentazione e l’isolamento e riportando in auge tecniche spesso considerate primitive come il disegno e la pittura.

La lezione è a ingresso libero.

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