ARCHIVIO – A Olgiate Molgora i Barabàn in “Il violino di Auschwitz”

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barabanOLGIATE MOLGORA – Musica come strumento per ritrovare la dignità violata. Musica come modo per sopravvivere. Incredibile pensare che anche il luoghi di morte come Auschwitz, Terezìn o Mauthausen, i prigionieri abbiano trovato la forza di fare musica, di comporre melodie, di suonare e cantare. Perché la musica era per loro un modo per sentirsi ancora vivi.

Proseguono gli appuntamenti in occasione del Giorno della Memoria e il comune di Olgiate Molgora ne propone uno da segnare in agenda. Venerdì 5 febbraio alle 21, presso la Sala Civica di viale Sommi Picenardi, i Barabàn, apprezzata folk band italiana, portano in scena uno spettacolo-concerto dal titolo Il violino di Auschwitz, reduce, quest’ultimo, da un tour che l’ha visto calcare numerosi palchi del nord Italia.

baraban1Un appuntamento con la musica, innanzitutto: perché «anche ad Auschwitz, Terezìn e Mauthausen – come si legge nella presentazione dello spettacolo – si suonava, si cantava e si componeva musica. Di fronte alla sola prospettiva della morte i musicisti non rinunciavano alla loro passione, arrivando ad allestire orchestre, come ad Auschwitz, scrivendo note nelle condizioni più disperate, componendo ninna nanne da cantare ai bambini ormai sulla porta della camera a gas, come la straordinaria Wiegala scritta da Ilse Weber, morta insieme al figlio Tommy nell’ ottobre ‘44 ad Auschwitz». Musica come speranza, quindi, ma anche musica come esaltazione dell’orrore, efficace nello scandire i ritmi dei prigionieri durante le marce, le esecuzioni, l’intrattenimento degli ufficiali.

Sarà una sequenza di canti composti da deportanti nei campi di concentramento, di melodie e danze della tradizione yiddish e di canzoni contro la guerra – da Auschwitz di Guccini a La guerra di Piero di De André – a fare da colonna sonora a uno spettacolo che per quasi un’ora e trenta vedrà susseguirsi testimonianze di sopravvissuti, immagini e spezzoni di film sulla Shoah.

L’ingresso è libero.

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