ARCHIVIO – Chiara Stoppa in scena per raccontare la sua malattia. Con “La Cultura per il Sociale” Atir Teatro Ringhiera e il suo “Il ritratto della salute”

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LECCO – È un teatro in cui l’attore – qui l’attrice – sveste i panni del personaggio per indossare, se pur guidato da un copione, i propri, per raccontare una vera esperienza di vita, per mettere a nudo le emozioni di chi, nel fiore degli anni, si trova a dover affrontare una grave malattia. Così, con lo spettacolo Il ritratto della salute di Atir Teatro Ringhiera, si apre la seconda edizione de La cultura per il Sociale, la rassegna teatrale promossa dal Comune di Lecco e dedicata a temi sociali contemporanei, affrontati in stretta collaborazione con associazioni culturali no-profit del territorio, compagnie di livello nazionale e compagini giovanili impegnate in questi ambiti. Una rassegna che, per questa edizione, ha in cartellone tre appuntamenti a ingresso libero accolti in luoghi insoliti della città e che si apre mercoledì 25 settembre alle 18 con il primo dei tre.

Ad accogliere Atir Teatro Ringhiera sarà l’aula magna dell’ospedale Manzoni, location inusuale per una pièce scritta da Matteo Fabris e Chiara Stoppa, diretta da Fabris e portata in scena da Stoppa. Un volto, quello di Chiara, ben conosciuto dal pubblico della compagnia milanese diretta da Serena Sinigaglia e, questa volta, alle prese con un testo particolare, ispirato alla sua esperienza personale.

Un viaggio attraverso la malattia, come anticipano dal Comune: un monologo che è racconto di vita e di forza, del desiderio di guarire, di relazioni che cambiano, di tenacia. «Quando i medici mi dissero che avevo pochi mesi di vita – scrive la stessa attrice – iniziai a pensare a cosa dire ai miei amici, alle persone a me care, per un degno saluto. Poi decisi che era meglio alzarsi dal letto, era meglio stare meglio, era meglio vivere no? E…ad ogni modo, ora, dopo molto più che pochi mesi, sono qui. In piedi, con una storia da raccontare».

Uno spettacolo che narra la malattia come passaggio, come viaggio – dicevamo – in una terra lontana, luogo dal quale a volte, ed è il caso di Chiara, si torna indietro.

Ingresso libero.

 

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