RADIO FLÂNEUR – “Diari aperti” di Elisa. La semplicità di cantare con una voce straordinaria la profondità dei sentimenti

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Undici brani come undici pagine di un diario personale che tramite l’arte di trasformare i sentimenti in canzoni diventano pagine della vita di ciascuno di noi: è questo il nocciolo dell’ultimo album di Elisa, una delle voci più belle e pure della canzone italiana. Diari aperti è un disco pop nel senso di popolare, curato e bellissimo nel suo genere, un disco che sa arrivare a tutti con pochi ascolti, grazie ad alcune perle destinate a far breccia nel cuore di tanti ascoltatori. Per intenderci basta ascoltare la sequenza composta da Anche fragile, Promettimi e L’amore per te: tre brani perfetti, che toccano le corde dell’anima e le fanno vibrare nel profondo, complici delle parole toccanti, arrangiamenti emozionanti e una voce cristallina che sembra cantare esattamente quello che ti sta passando nella testa nel momento in cui le ascolti.

Anche fragile parla in maniera delicata della forza che scaturisce dall’essere una coppia e della possibilità di fare sempre affidamento sulla persona che si ama, anche nei momenti di maggior fragilità: “Tienimi su quando sto per cadere, tu siediti qui, parlami ancora se non ho parole, io non te lo chiedo mai, ma portami al mare, a ballare, non ti fidare sai quando ti dico che va tutto bene così e perdonami, sono forte sì, ma poi sono anche fragile… Non serve niente di particolare, solo tornare a pensare che tutto è bello e speciale, non si dice mai, ma voglio impegnarmi, salvare un pezzo di cuore, io non vivo senza sogni e tu sai che è così e perdonami se sono forte sì e se poi sono anche fragile…”. Dedicata al secondo figlio, Promettimi è un’altra canzone che fa emozionare per sincerità e profondità: “Promettimi di fare entrare il sole che asciuga le ossa e scalda bene il cuore, anche quando vivresti solo di notte e di guai, promettimi di non mentirti mai, non prendere in giro pensando che poi, non vantarti a caso e non sentirti migliore mai… Io con te ho imparato a dire ti voglio bene e a saltare senza contare e che conta quel che rimane… credo che sia questo amore e credo che sia questo amare”. Infine, per completare il trittico di canzoni che esprimono la parte migliore del nuovo lavoro di Elisa, ecco L’amore per te; si tratta di un colpo al cuore non indifferente, una dichiarazione di puro amore e affetto per la persona amata e insieme al brano conclusivo con De Gregori è forse la miglior canzone di tutto l’album: “L’amore per te non si fa scrivere su un foglio, non si fa cantare in una canzone, ma intanto mi lascia così senza fiato, bello come un sole appena nato… L’amore per te non si fa mettere da parte, non mi fa pensare che a te e alle nostre impronte belle così, disordinate, alcune giuste altre sbagliate, ma l’amore per te è unico, a regola d’arte, è come fosse magico e voltasse le carte, è un po’ come te che non sai mai niente e poi mi leggi nella mente se ti va…”.

Anticipato dai singoli Quelli che restano – tra le canzoni più delicate sentite negli ultimi anni, perfetta per il duetto con De Gregori – e il radiofonico Se piovesse il tuo nome, Diari aperti riporta Elisa al centro della scena musicale italiana, grazie a un lavoro che forse non brilla per sperimentazioni musicali o linguistiche, ma che al contrario va a pescare dritto dritto nella miglior tradizione pop-emozionale del nostro paese, facendolo però con la classe che da sempre contraddistingue la cantante friulana. Diari aperti è un disco rassicurante, nel quale Elisa torna all’essenziale purezza della sua voce, cantando in maniera profonda la semplicità e la quotidianità dei suoi e nostri sentimenti: dall’amore per il figlio (Promettimi) a quello per il marito (L’amore per te, Con te mi sento così), all’essere quelli che si è (Come fosse adesso), all’affiatamento di coppia e alla fiducia reciproca (Anche fragile), passando anche per canzoni più frivole e leggere (L’estate è già fuori, Tutta un’altra storia), che strizzano l’occhio un po’ all’elettronica (Tua per sempre) e addirittura al reggae più ukulele di Vivere tutte le vite, fino al capolavoro finale cantato con il Principe della canzone italiana, Francesco De Gregori: tra un testo eccelso quasi declamato e una musica essenziale e ridotta all’osso, Quelli che restano vola davvero a livelli altissimi, entrando di diritto nella miglior tradizione cantautorale italiana: “È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza, quella che ti frega e ti prende le gambe, che ti punta i piedi in quella direzione opposta così lontana dal presente… Ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano e gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano… E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari, avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali…”.

Dopo oltre vent’anni di carriera alle spalle Elisa si mette a nudo con i suoi Diari aperti, che nascono dai suoi sentimenti ma che poi in realtà parlano al cuore di tutti noi: leggerezza e semplicità che però non sfociano mai in banalità… il segreto di Elisa, grazie anche alla sua classe e al suo talento, è tutto qua: ed è lo stesso segreto che accomuna tutti quelli che restano ad ascoltarla, quelli che si ostinano ancora a guardare “una precisa stella in mezzo a milioni” per avere “sogni come fari” da vivere e raccontare sul diario aperto della propria esistenza.

Matteo Manente

 

 

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