Sessant’anni dai Trattati di Roma: fine o rinascita dell’Unione Europea? Il racconto del convegno a Olginate

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di Giuseppe Leone

OLGINATE – È stato un convegno sull’attuale stato di salute dell’Unione Europea, quello del 29 aprile scorso, nella Sala della conchiglia dell’ex convento di Olginate, organizzato dall’associazione Santa Maria la Vite – Giuditta Podestà, in collaborazione con la federazione delle associazioni culturali italo-tedesche in Germania. Il secondo, dopo “Europeanda” del 2012, realizzato con l’associazione culturale Il Melabò, allora, sotto i buoni auspici dell’elezione in Francia di François Hollande a Presidente della Repubblica che si dichiarava sostenitore di un’Europa in chiave federalista, e del conferimento, a Oslo, del Premio Nobel per la Pace al vecchio continente, per averla garantita così a lungo nei propri confini, dopo il 1946.

Diverso il  clima, oggi, mentre le cronache registrano un fuggi-fuggi da parte di alcuni governi. Ne è emblematico il titolo: Sessant’anni dei Trattati di Roma. Fine o rinascita dell’Unione Europea?, ma anche i motivi che lo giustificano: che si litiga sempre di più tra gli stati membri dell’Unione Europea; che non si risolve il problema dell’immigrazione, mentre il nazionalismo, manifesto in alcuni paesi, strisciante in altri, e lo squilibrio economico a cui si aggiunge il terrorismo, ne danno il triste annuncio. E non solo, che le celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma del 1957 si sono svolte, nel marzo scorso, a porte chiuse, in un modo non certo adeguato per rievocare un momento così fondamentale per l’unificazione del Vecchio Continente.

Da sinistra: Giuseppe Leone, Dieter Rügge, Jutta Huntemann-Hintze, Rita Marcon

Da sinistra: Giuseppe Leone, Dieter Rügge, Jutta Huntemann-Hintze, Rita Marcon

Con il sottoscritto che ha parlato dell’Europa come “un gran borgo che… s’incammina a diventar città”, parafrasando Manzoni, ne hanno discusso Dieter Rügge, giudice tedesco di Detmold, nell’Alta Renania, che ha ricordato quanto   siano stati  decisivi i motivi politici per i fondatori, dai Trattati di Roma del ’57 e via via fino a quelli più recenti; Rita Marcon, presidente della federazione delle associazioni culturali italo-tedesche in Germania, che si è soffermata sul contributo di queste all’attuale Unione Europea e sulla sua recente iniziativa di espanderle anche in Italia; e Jutta Huntemann-Hintze, docente tedesca di Lingue, la quale si è intrattenuta sul tema Brexit – una sfida per l`Unione Europea?, un’uscita, secondo lei,  che ha certamente indebolito  una compagine ancora ai primi passi in questa sua esperienza post-novecentesca.

Ne è venuto fuori un convegno di forte impronta realistica, una fotografia di un’Europa, nel ventunesimo secolo, ancora confusa, alle prese con questioni vecchie e nuove: con un’Inghilterra, che ritorna alla politica delle “mani libere” e una Turchia che si avvita ancora sull’integralismo islamico; e altri paesi come Germania, Francia, Italia e Spagna, tanto per citare i più importanti, pronti a unioni estemporanee ma non a matrimoni stabili e duraturi. Un’Europa, insomma, dove non si prevedono a breve termine gli Stati Uniti d’Europa, ma solo gli Stati nazionali, pronti a rimettersi in marcia in singoli cortei.

Il convegno, che è stato anche deliziato dagli stacchetti musicali dei sassofonisti Raffaele Milani e Rita Zambonini, lo ha chiuso il pubblico, non solo attraverso il dibattito dei suoi partecipanti, ma anche con letture di poesie di loro composizione, che hanno rivelato come l’Unione Europea non sia una questione che interessa soltanto ai suoi fondatori, ma anche una passione civile, politica e morale che si sta facendo strada nel cuore dei suoi cittadini.

 Giuseppe Leone

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