ARCHIVIO – Tecniche tradizionali per tematiche contemporanee.
È l’arte di Fabrizio Dusi, in mostra alla Galleria Melesi

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dusiLECCO – «Lui, lei, loro. Lei, lui, l’altro. La coppia, il triangolo, la famiglia allargata, i figli adottivi, l’amante, il compagno, il solitario». Un inno «alla libertà, dagli stereotipi, dall’omologazione, dall’ipocrisia». Così la curatrice della mostra Classic Lovers, Chiara Gatti, definisce le opere esposte sino al 23 gennaio 2016 negli spazi della Galleria Melesi di Lecco. Una mostra che raccoglie i lavori di Fabrizio Dusi, artista che attraverso le sue ceramiche, i suoi riconoscibilissimi personaggi con bocche aperte da cui escono bolle, «affronta – continua Gatti – un argomento importante: le trasformazioni del nucleo familiare contemporaneo».

Ceramista le cui opere sono state esposte alla Bocconi Art Gallery, ad Artefiera di Bologna e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Dusi è protagonista di una personale che raccoglie un nucleo di lavori inediti, dieci opere di grandi dimensioni e una trentina di torni in ceramica smaltata. Un percorso in cui lavori singoli e installazioni progettate ad hoc per lo spazio lecchese rileggono l’iconografia classica della famiglia.

Chiara Gatti e Fabrizio Dusi alla Galleria Melesi

Chiara Gatti e Fabrizio Dusi alla Galleria Melesi

In occasione della presentazione al pubblico del catalogo Fabrizio Dusi Classic Lovers, edito da SabinaMelesiEdizioni, nel pomeriggio di sabato 28 novembre la galleria lecchese ha accolto l’artista e la curatrice, protagonisti di una chiacchierata che ha svelato aspetti tecnici e contenuti di un’arte che unisce tecniche tradizionali a temi novecenteschi. «Nonostante nei suoi lavori ci siano tematiche tipiche del secolo scorso come la difficoltà di comunicare o le diverse sfaccettature dell’amore – spiega Chiara Gatti – nella lavorazione della materia Dusi rimane un artigiano che ama la materia e che la lavora in modo classico», rispettando tecniche e tempi. «Il lavoro con la ceramica – continua l’artista – richiede pazienza e la parte pittorica, quella che attira per prima l’attenzione, arriva solo alla fine. Per concludere un’opera in ceramica ci vogliono due, a volte tre, settimane».

dusi2E poi, accanto alla tecnica, il contenuto, che propone degli «anti-eroi attoniti. Grandi ugole aperte – scrive Gatti nel catalogo della mostra – respirano il vuoto pneumatico di una conversazione a senso unico. Gli uomini di Dusi non hanno le orecchie. Parlano e non ascoltano». Un’incapacità di comunicare tipica, questa, del mondo moderno, che nella lettura offerta dalla curatrice sembra portare alla mente scene balbettanti e contraddittorie delle commedie di Woody Allen, regista che l’artista non nega di ammirare. «Certamente sono sempre stato un appassionato delle pellicole di Allen – spiega Dusi nel corso della conferenza – e se ci fossero dei riferimenti, anche se per nulla cercati, al mondo da lui tratteggiato non sarebbe poi così trano. A differenza di quanto si possa spesso pensare, ossia che il mio lavoro sia influenzato soprattutto dal fumetto o dall’animazione, ciò che mi ha sempre appassionato è il cinema».

dusiE la ceramica si fa, nella mostra lecchese, anche colonna alta più di due metri, ricoperta di personaggi che provano a parlare o che ci incitano a divertirci, a godere dell’attimo (Enjoy). O ancora le lettere, che insieme compongono parole: si, no, forse. «Sedici volte No – riprende Gatti – e un unico, definitivo, luminescente Si elettrico, come il neon che si accende nel buio». Un neon che Dusi utilizza come «rafforzativo. Quando devo mandare un messaggio importante – spiega lui stesso – la luce gli attribuisce ancora più forza, talvolta rende determinante l’affermazione contraria a ciò che sembra io voglia dire con l’opera. Un gusto un po’ retrò, quello del neon, che mi porto dentro da tempo: le vecchie insegne dei locali di Torino mi hanno sempre affascinato». Eccole, quindi, come opere d’arte.

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