“Un festival dedicato ai naufraghi e ai migranti”
Intervista a Michele Losi, direttore artistico de “Il Giardino delle Esperidi”

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Direttore artistico de Il Giardino delle Esperidi – festival che fino al 9 luglio 2017 porta il teatro, la musica, la danza e la poesia in luoghi suggestivi del Monte Brianza – Michele Losi ci racconta un’edizione dedicata ai naufraghi e ai migranti. Una chiacchierata che dal teatro si allarga a un tema di sempre forte attualità: le migrazioni.

- Giunti alla tredicesima edizione, come descriverebbe il Festival cui stiamo assistendo in questi giorni?

Una tredicesima edizione piena di cose interessanti. Innanzitutto il Festival in parte è dedicato ai naufraghi e ai migranti. Siamo partiti da un Moby Dick che parla del naufragio per eccellenza e arrivati a lavori come il Pentateuco, con cinque spettacoli che riprendono i primi cinque libri dell’Antico Testamento ma che in realtà raccontano storie d’immigrazione. L’Esodo, ad esempio, parla dell’esodo dalla Dalmazia degli italiani alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per far riflettere su quanto la storia dei confini possa cambiare radicalmente la vita delle persone. In programma, poi, tanti spettacoli molto popolari in scena nei luoghi splendidi delle Esperidi e alcuni concerti tenuti da musicisti di grande livello.

- Una particolarità importante sono i borghi, le location nelle quali si svolge il Festival. Si possono definire un valore aggiunto? Un attore in più in scena?

Certamente, questo festival è nato come manifestazione sul Monte di Brianza, un luogo geografico particolare che va da Galbiate a Campsirago, fino a La Valletta Brianza e che ha al suo interno sia borghi abbandonati che borghi in cui sembra di fare un salto indietro di centocinquant’anni e di essere piombati in una fattoria dell’Ottocento. I luoghi sono molto importanti e noi tendiamo ad avere una grande attenzione per i paesaggi. Le stesse compagnie che partecipano sanno di non essere in un teatro. La richiesta che noi facciamo agli artisti si basa sul fatto che siamo in un posto meraviglioso, bisogna immergersi in questo paesaggio e cercare di lavorare per integrare il teatro con questo tipo di location.

- Il tema del viaggio e della migrazione è al centro di quest’edizione del Festival. Quanto può risultare importante il teatro per avvicinare ulteriormente le persone a una tematica così attuale?

foto MicheleCredo sia fondamentale, perché la migrazione, nelle sue tantissime accezioni, è una delle caratteristiche peculiari dell’umanità. L’uomo nasce in quanto essere che si alza in piedi e comincia a camminare, comincia a migrare, a invadere il mondo e i continenti. Ecco perché partiamo da spettacoli come Moby Dick che è la storia di un naufragio in un’epopea come quella degli americani dell’Ottocento, che conquistavano i mari e andavano verso la globalizzazione senza tenere conto della distruzione della natura, un altro dei temi caldi di questi anni. Si parte da lì per arrivare a spettacoli come quelli del Pentateuco e come quelli di Paola Manfredi e i testi di Mario Bianchi, con in scena quei migranti contemporanei che vediamo al tg, desiderosi di attraversare lo Stretto di Sicilia e arrivare in Italia e in Europa. Queste tematiche sono centrali e la migrazione diventa il problema di come gestire e aiutare o meno questi migranti. Le migrazioni sono tra le grandi discussioni della storia dell’uomo. Noi stessi, in quanto italiani, siamo tra le comunità che sono emigrate più spesso nel corso dei decenni, andando in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti o in Australia. Adesso siamo un Paese che riceve immigrazione e che allo stesso tempo continua ad emigrare perché i giovani italiani se ne stanno andando in tutto il Nord Europa. Questo è un tema fondamentale ed è un tema che cerchiamo di trattare senza un punto di vista monolitico e senza pregiudizio. Cerchiamo di mostrare diversi punti di vista, diversi tipi di sguardo.

- Esiste un aspetto di cui va più fiero di questo Festival, riguardo anche alla sua crescita in questi anni?

Sono molto fiero della grande affluenza di pubblico. Un pubblico che si è costruito e si è affezionato al Festival nel corso degli anni e questo è il motivo più importante per noi organizzatori, per gli artisti e le compagnie che vengono a presentare i propri lavori. Le difficoltà ovviamente ci sono ma in questo momento il Festival è autoprodotto da Campsirago Residenza con qualche sovvenzione pubblica. Si tratta di un Festival che organizziamo con grande amore e grazie anche alle numerose richieste. Vogliamo portarlo avanti con grande forza e determinazione.

-  Vuole riservare un pensiero e una dedica a due artisti e grandi amici che hanno contribuito a far nascere il Festival e che purtroppo non ci sono più, come Joseph Scicluna e Caterina Poggesi?

Sia Joseph che Caterina hanno lavorato in Moby Dick. Joseph Scicluna era una vecchia conoscenza del teatro italiano perché aveva lavorato con tante compagnie nella provincia di Lecco e in giro per l’Italia. Un grandissimo attore, di origine maltese, che tempo fa aveva contribuito concretamente alla creazione di questo Festival e che purtroppo è venuto a mancare recentemente. Caterina era un’altra grande artista che ha lavorato a tutti i principali festival teatrali italiani e ha collaborato con noi, curando anche il movimento scenico di Moby Dick. Sia a lei che a Joseph il Festival è dedicato. Due artisti che non ci sono più ma che continuano a seguirci.

Davide Sica

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Davide Sica