ARCHIVIO – Un “Re Lear” tra rovine post-moderne. Placido apre la stagione del Sociale

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LECCO – Un Lear che si aggira in una desolata periferia industriale, dove tra rifiuti, rovine e reperti di una passata civiltà si erge una gigantesca corona, simbolo di un potere regale ormai abbattuto. Da lì ecco emergere volti della storia, icone spezzate di regnanti post-moderni, da Kennedy a Lenin, dalla regina Elisabetta a Bin Laden. Il Re Lear di Michele Placido, spettacolo che domenica 16 novembre alle 21 inaugura la stagione d’Autore del Teatro della Società di Lecco, porta in scena un’ambientazione da fine del mondo, attualizza un testo che, con le dovute trasposizioni, diviene attuale, metafora ancora una volta di crollo dell’ordine, di progressiva decadenza, anche morale.

placido3E così ecco in scena un adattamento dell’opera shakespeariana firmato dallo stesso Placido e da Francesco Manetti, in cui le scenografie, affidate a Carmelo Giammello, evocano la «storia di civiltà che si credono eterne – spiegano i due registi – ma che fondano il loro potere su resti di altri poteri, in un continuo girotondo di catastrofi e ricostruzioni, di macerie costruite su macerie». Sul palco un cast davvero numeroso: Gigi Angelillo, Francesco Bonomo, Federica Vincenti, Francesco Biscione, Giulio Forges Davanzati, Peppe Bisogno, Brenno Placido, Alessandro Parise, Marta Nuti, Maria Chiara Augenti, Mauro Racanati, Bernardo Bruno e Gerardo D’Angelo daranno un volto, quindi, ai personaggi di Shakespeare, dalla sincera e fedele Cordelia alle ipocriti e furbe Goneril e Regan, figlie che ereditano il regno di Lear. E poi ancora i mariti delle eredi, il conte di Gloucester e i suoi due figli, Edgar e Edmund, in un testo che, come spiegano gli stessi registi, «esplora la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male. Una tragedia – proseguono – che racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi».

re learSì, perché è sin dalle prime battute che Lear annuncia di voler rinunciare al suo ruolo, consegnando il regno nelle mani delle figlie e spogliandosi, quindi, dell’essere re, «pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace “gattonare verso la morte”». E proprio come un bambino eccolo pretendere l’amore, esigere in cambio della cessione del suo potere parole di ammirazione, adulazione, da parte delle figlie. «Ma Cordelia, la più piccola, sa che l’amore, il vero amore non ha parole e alla richiesta del padre può rispondere solo: “nulla, mio signore”». L’equivoco è fatale: la confusione tra parole e amore, la furbizia delle figlie maggiori, l’errore di valutazione di Lear avranno gravi ripercussioni sul vecchio re. Una tragedia che, però, non sarà solo personale: insieme a Lear ecco il «mondo intero – riprendono i due registi – andare fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprendere il suo dominio, riportare gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia, a lottare per la propria sopravvivenza, vermi – concludono – della terra».

BIGLIETTI - Platea 27 euro (ridotto 20 euro) – Palchi 23 euro (ridotto 18) – 1^ Galleria 17 euro (ridotto 13) – 2^ Galleria 12 euro (ridotto 10 euro) – Ingresso palco 11 euro. Online sul sito www.comune.lecco.it. Orari di apertura della biglietteria: mercoledì 10-14, i giorni delle rappresentazioni serali dalle 20.

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L'autore di questo articolo

Valentina Sala