Applausi per il “Re Lear” di Placido: metafora di una decadenza universale

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LECCO – Copertoni abbandonati, resti di statue gigantesche, spade, frammenti di passate e differenti civiltà su cui spicca, proprio sullo sfondo, l’immensa corona di cui vi avevamo già parlato: un simbolo di quello che fu il potere, l’ordine, oggi ridotto a un oggetto decadente, ricoperto di volti di “regnanti” post-moderni, da Kennedy a Lenin, da Hitler a Mussolini, da Elvis alla Monroe. Così, con la scenografia curata da Carmelo Giammello per il Re Lear di e con Michele Placido, si è aperta la rassegna di Teatro d’Autore del Teatro della Società di Lecco, che domenica sera ha registrato il suo primo tutto esaurito della stagione.

Placido4Sul palco nel ruolo del vecchio Lear proprio lui, Placido, regista insieme a Francesco Manetti di un adattamento del tutto originale della famosissima tragedia di Shakespeare, una versione a tratti interessante, talvolta meno convincente. È un Re Lear forse più televisivo che teatrale, dove pop, pulp ed erotismo si intrecciano, premono sull’acceleratore, accrescono la tensione.

La storia è pur sempre lei: una fedele ricostruzione del testo Shakespeariano. C’è Lear che chiede alle figlie Gonerill, Regan e Cordelia di dichiarare il loro amore per lui in cambio del regno. C’è Cordelia, interpretata da Federica Vincenti (moglie di Placido), che si rifiuta di prendere parte a questo teatrino ipocrita e che viene bandita. Ci sono i mariti delle figlie maggiori di Lear e il conte di Gloucester, con il figlio legittimo Edgar e il figlio bastardo Edmund. E c’è la guerra, quella contro la vicina Francia, nuova patria di Cordelia. Ma il dramma non è più solo seicentesco: sul palco Placido mette in crisi i valori di ogni epoca, inscena un’allegoria del crollo del potere che governa, della fine delle certezze, del dissolversi di un mondo i cui i figli amano i padri e i padri non scambiano affetto incondizionato con ipocriti lusinghe.

Placido2Tutto si ribalta, tutto si trasforma: mentre un convincente Placido dà forma alla decadenza senile di un uomo solo, tradito, abbandonato alle intemperie, nel corso della rappresentazione le figlie “cattive” cambiano pelle, lasciano i loro abiti d’epoca per indossare tute quasi sadomaso. È il pop che avanza, con tanto di intermezzo rap cantato dal giovane Matto, per l’occasione interpretato dal figlio di Placido, Brenno. E poi un tocco di pulp, di splatter, con un bravo Francesco Bonomo nei panni di Edgar, che completamente nudo si incide il corpo di tagli. La violenza, quindi, cruenta anche nella scena in cui al conte di Gloucester vengono cavati gli occhi. Infine il sesso, con quella crescente tensione erotica che lega le due sorelle Gonerill e Regan al perfido e calcolatore Edmund e che sfocia in scene esplicite. È il linguaggio televisivo che irrompe nel teatro, portando con sé musiche di sottofondo e canti dal vivo: a Cordelia, infatti, il compito di lenire le sofferenze con la voce, con un accenno di Hallelujah di Cohen.

placido5Tra il pop e il postmoderno, ambientato in un’epoca imprecisata, il Re Lear di Placido e Manetti si presta a una riflessione universale, viene attualizzato, diviene metafora, ancora una volta e a distanza di quattro secoli, di decadenza di un mondo, di crollo dei punti di riferimento, di un potere delegittimato e non più in grado di governare. Un adattamento che, pur con non poche forzature, pare abbia in generale convinto il pubblico lecchese, che non ha mancato di premiare con un lungo applauso gli attori sul palco.

Di seguito il calendario con gli appuntamenti di Teatro d’Autore. Per conoscere tutta la stagione teatrale 2014/2015 qui l’articolo

locandina 2014 TEATRO D'AUTORE ROSSO

 

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